Un’azienda israeliana crea la cannabis innocua.

Alcuni ricercatori dell’azienda israeliana Tikkun Olam (in ebraico: “guarire il mondo”) sono riusciti a creare una marijuana innocua, isolando e rimuovendo il THC, una sostanza psicoattiva.

Il tetraidrocannabinolo, abbreviato in THC, è uno dei maggiori e più noti principi attivi della Cannabis.

Senza questo, la cannabis può essere assunta a scopo medico senza effetti sull’attenzione (per esempio sarebbe possibile guidare). Per sviluppare il nuovo ceppo di piante si sono dovuti attendere tre anni di incroci molto precisi.

In Israele coloro che fanno uso di cannabis a scopo medico sono più di 9000. Tikkun Olam è l’unica azienda che ha il diritto di vendere cannabis nel paese, dove la sostanza è legale da 10 anni.

Uno degli scienziati ha detto: “Ad alcuni pazienti non piace la mancanza di controllo, lo “sballo” che segue l’assunzione della marijuana, questo prodotto è pensato per chi vorrebbe che la cannabis avesse solo proprietà mediche e non “ricreative” per poter continuare a lavorare e guidare durante la cura”.

 

Un problema grosso è che la THC funziona anche come antidolorifico e la cannabis “ripulita” ha effetti meno potenti (può però essere utilizzata dai malati di Parkinson per ridurre i tremori).

Vittorio Nigrelli

 

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Ecco a voi l’essere che riesce a sconfiggere la morte.

Circa 4000 anni fa Utnapishtim disse a Gilgamesh che il segreto dell’immortalità giaceva in un corallo sul fondo dell’oceano (per saperne di più sulla storia clicca qui).

Christian Sommer, biologo tedesco, nel 1988 scoprì quel segreto proprio sul fondo dell’oceano.

Stava trascorrendo l’estate a Rapallo e conduceva delle ricerche sugli  idrozoi, dei piccoli organismi invertebrati che a  seconda della loro fase di vita assomigliano o a una medusa o a un corallo morbido.

Tra le centinaia di organismi che aveva raccolto sul fondale ce n’era uno noto ai biologi come Turritopsis dohrnii, comunemente noto come “la medusa immortale”.

Dopo alcuni giorni Sommer si accorse che la Turritopsis dohrnii si comportava in un modo particolare: percorreva l’età in senso inverso, ringiovaniva fino a raggiungere il suo primo stadio di sviluppo per poi ricominciare il suo nuovo ciclo di vita.

Questa scoperta sembra dare la dimostrazione che il ciclo nascita-crescita-morte non è irreversibile.

È come se un vecchio crescesse e man mano ringiovanisse fino allo stadio di feto, un po’ come nella barzelletta di Woody Allen. Per questo motivo la Turritopsis dohrnii è spesso chiamata “la medusa Benjamin Button”.

Molte ricerche sono state compiute dopo la scoperta di Sommer e si sono fatti alcuni progressi. Oggi sappiamo, per esempio, che il ringiovanimento della Turritopsis dohrnii è causato da stress ambientale o aggressioni fisiche.

Oppure sappiamo che, durante il ringiovanimento, subisce una transdifferenziazione cellulare, processo per cui una cellula viene convertita in una cellula di un altro tipo, per esempio una cellula della pelle diventa una cellula nervosa.

Questa specie di medusa si sta rapidamente diffondendo in tutti gli oceani del mondo, con quella che la biologa Maria Pia Miglietta  definisce una “invasione silenziosa”. Questa specie è stata osservata non solo nel Mediterraneo ma anche al largo delle coste di Panama, Spagna, Florida e Giappone, e sembra in grado di sopravvivere e svilupparsi nelle acque di tutti gli oceani del mondo. Magari in un futuro lontano molte forme di vita saranno estinte ma gli oceani brulicheranno di “meduse immortali”.

Clarissa Quagliotti

Prevedere l’anno della propria morte (naturale). Secondo alcuni scienziati della Utah University si può.

L’autore di bestseller, archeologo, medico, industriale e regista Glenn Cooper è diventato famoso grazie a una libro intitolato “La biblioteca dei morti”, in cui si narra la storia di una raccolta di libri in cui sono riportate le date di nascita e di morte di tutti gli esseri umani fino al 2027. Durante il giorno indicato dal libro corrispondente all’anno, mettiamo il 2010, il personaggio schiatta, che la causa sia un colpo di pistola, un incendio o un hot dog andato di traverso. E soprattutto, prima di quel giorno non può morire, anche se si lancia da una rupe o gli sparano in testa; al massimo va in coma.

Alcuni scienziati americani stanno cercando di fare qualcosa di simile, cercando di prevedere la data, o meglio, l’anno, di morte.

Come?

I telomeri sono le regioni terminali dei cromosomi. Funzionano un po’ come degli involucri di plastica, che impediscono la perdita di informazioni.

La loro lunghezza influenza le aspettative di vita di una persona (se muore per cause naturali). Se si riuscisse ad arrestare il processo, secondo il Dr. Richard Cawthon (Utah University), le aspettative aumenterebbero di 10, forse 30 anni.

Dr. Richard Cawthon

Le cause dell’invecchiamento sono molte, ma proviamo a riassumere prendendo come esempio la differenza di aspettativa di vita tra un uomo di 60 anni e uno di 68 (le possibilità di morire raddoppiano). Come sono statisticamente ripartite le cause di questa differenza?

I dati sono tratti dagli articoli scientifici del Dr. Cawthon.

  1. Età: sebbene l’intuizione ci dica che chi è più vecchio ha più probabilità di morire, l’età anagrafica influisce sulle possibilità di morte naturale per circa il 6%.
  2.  I telomeri influiscono per il 4%.
  3. Il sesso incide (come è noto le donne vivono più a lungo), non riportiamo la cifra perché negli articoli scientifici non è indicata.

Questi fattori combinati costituiscono il 37% di possibilità, ma a cosa è dovuto il restante 63%?

  1. Stress ossidativo, ovvero il contatto delle cellule con agenti ossidanti. Gli scienziati hanno provato a sottoporre alcuni vermi a un esperimento in cui venivano utilizzati degli agenti che neutralizzano gli ossidanti: i vermi sono vissuti più a lungo del 44%.
  2. Glicazione, ovvero l’assunzione di zuccheri che si legano a proteine e lipidi facendoli funzionare peggio.

Gli scienziati sono convinti che l’aspettativa di vita continuerà ad aumentare, anche se molti credono che si arresterà intorno ai 90 anni. Alcuni pensano che si possa andare molto più avanti.

Cawthon è ancora più ottimista “se tutte le cause dell’invecchiamento vengono bloccate non vedo perché l’aspettativa non possa essere anche di 1000 anni”.

L’incubo di chi si occupa di sistemi pensionistici e dei proprietari delle pompe funebri.

Vittorio Nigrelli

La combustione spontanea è una realtà?

“Le persone, per quanto possa sembrare strano, possono prendere fuoco. Magari sono nel letto, o tranquillamente sedute su una sedia e poi… puf! diventano una palla di fuoco. Un fuoco azzurrino esce dal loro petto, come la fiamma di un fornello a gas, ed in poco tempo si trasformano in un mucchio di cenere. In genere, solo le gambe rimangono intatte.” A parlare è forse un ciarlatano in cerca di celebrità? Un ragazzo che ha fumato un po’ troppo? Un mafioso che cerca di spiegare come la vittima abbia potuto prendere fuoco? No, no, e ancora no.

 

Le parole escono dalla bocca del biologo britannico e professore di Cambridge Brian J. Ford, che sta studiando la combustione spontanea.

Prof Brian J Ford

 

La motivazione del fenomeno, secondo il professore, dovrebbe essere un eccessivo accumulo di acetone (chetosi), che può verificarsi in condizioni particolari, ma che è favorito dall’alcolismo, dal diabete e da una cattiva alimentazione.

Le cavie sono dei maiali, che hanno la sfiga di avere un codice genetico simile al nostro (ma tranquilli, usa tessuti, non animali vivi). Gli esperimenti per ora consistono nel marinare i tessuti dei suini nell’acetone o in altri elementi per una settimana e poi vedere come bruciano. 

Il caso più recente di supposta combustione spontanea riguarda Michael Faherty che è morto a 76 anni, il 22 dicembre 2010.

Il medico legale Ciaran McLoughlin ha registrato la causa della morte come “combustione umana spontanea”.

“Nel corso dei secoli, l’autocombustione ha provocato molte polemiche, e molte persone la considerano un mito. Ma esiste, e noi crediamo di essere in grado di spiegarne le cause” ha affermato il professore.

Aspettiamo trepidanti la puntata di Voyager in cui si affermerà che la combustione spontanea è un segreto tenuto nascosto dalla setta massonica mondiale che prenderà il potere il 21 dicembre 2012.

Vittorio Nigrelli

 

 

Cemento autorigenerante? Dall’Olanda arriva l’idea bomba.

Problema:

Il calcestruzzo è di gran lunga il materiale edile più usato al mondo. Come tutti i materiali lapidei, esso si comporta discretamente quando è sottoposto a sforzi di compressione, mentre le prestazioni rispetto agli sforzi causati da una trazione diretta o per flessione sono scadenti (es. durante un terremoto). Per questo solitamente si utilizzano dei tondini di acciaio, che immersi nel cemento danno vita al cemento armato.

Il problema sorge quando nel cemento si aprono delle crepe, che permettono all’umidità di filtrare e andare a corrompere l’acciaio, comportando la perdita di parte delle proprietà (mettendo quindi a rischio le persone che abitano o lavorano nell’edificio). 

La soluzione?

 Calcestruzzo vivo. Non nel senso che si muove, parla, vede o ascolta; ma che si rigenera quando si aprono delle crepe.

Pensate quali siano le implicazioni; il risparmio sui costi di manutenzione, la sicurezza degli stabili, il rallentamento del degrado degli edifici.

“Impossibile”, direte voi; “miracolo!” direbbe qualcuno. E invece degli scienziati dell’Università di Delft, in Olanda, stanno cercando di realizzare questo prodigioso materiale.

Come? 

Iniettando dei batteri nel cemento. Batteri addormentati, che siano in grado di produrre costantemente calcite quando vengono risvegliati dal contatto con l’umidità e l’aria.

Un documento pubblicato sul sito dell’Università, spiega a grandi linee l’idea. Lo potete trovare cliccando qui.

La ricerca per verificare come rendere ottimali le prestazioni dei batteri partirà a breve, e verrà condotta insieme alla South Dakota School of Mines.

Vittorio Nigrelli

Benzina prodotta con aria e acqua? Da oggi è possibile. Ecco la ricerca di due inglesi.

Londra, 19 Ottobre.

“Abbiamo preso l’anidride carbonica dall’aria e l’idrogeno dall’acqua. Poi li abbiamo messi assieme e trasformati in benzina. Naturalmente verde” (un ricercatore di Air Fuel Synthesis).

Due ricercatori inglesi sono riusciti a creare la benzina ricavando gli elementi dall’aria e dall’acqua. Una vera rivoluzione che forse renderà il mondo meno inquinato e il carburante meno costoso.

I chimici sono arrivati a questa strabiliante scoperta utilizzando soltanto diossido di carbonio e vapore acqueo.

Tramite alcune reazioni, usando esclusivamente la corrente elettrica e l’aria come materia prima. Da queste reazioni si ottiene prima del metanolo e poi una benzina sintetica.

“L’odore è lo stesso, ma il nostro prodotto è molto più pulito e chiaro della benzina ottenuta  dai combustibili fossili” afferma Tim Fox, responsabile del dipartimento energia e ambiente dell’Istituto di Ingegneria Meccanica di Londra.

La benzina verde è in grado di funzionare con i motori già esistenti. Forse entro due anni si riuscirà a metterla in commercio ed entro quindici produrla su scala industriale.

Clarissa Quagliotti

Beve azoto liquido, le rimuovono lo stomaco.

I medici hanno eseguito un intervento chirurgico d'urgenza per rimuovere l'organo e salvare la vita alla ragazza

8 ottobre, Inghilterra. Gaby Scanlon, 18 anni, durante i festeggiamenti per il suo diciottesimo in un bar di Lancaster, ha bevuto un cocktail a base di azoto liquido.

Immediati i dolori.

Operata d’urgenza, alla ragazza è stato rimosso lo stomaco.

La polizia ha affermato:

“Il locale coinvolto ha collaborato e ha sospeso la vendita delle bevande. L’inchiesta è ancora nelle sue fasi iniziali e stiamo ancora intervistando testimoni”.

L’azoto liquido viene utilizzato come potente refrigerante.

Molti scienziati e chef studiano i suoi effetti nell’ambito della gastronomia molecolare. Dal 2006 in Italia viene utilizzato anche per la creazione del gelato estemporaneo, servito in alcune gelaterie.

Gli usi dell’azoto liquido vanno dalla cura delle verruche all’edilizia.

Tuttavia per il prossimo mojito vi consigliamo di continuare a usare il ghiaccio.

Vittorio Nigrelli