Come seguire in diretta gli scrutini?

Per seguire delle elezioni amministrative che, se prese insieme, possono dare una vaga idea degli effetti che hanno avuto gli ultimi mesi sull’opinione degli elettori, basta cliccare qui.

Si vota in 564 comuni, con una divertente chicca nei comuni con una popolazione compresa tra i 5000 e i 15000 abitanti: “Nel caso di espressione di due preferenze, esse devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza” (leggere l’intero regolamento qui, dal sito del MI). Il trionfo dell’ideologia delle quote rosa, simulacro intoccabile del politicamente corretto, una delle peggiori calamità che hanno colpito il Paese e le donne. Sì, anche le donne, perché vengono scelte in base al sesso di appartenenza e non alle capacità (cioè esattamente quello che le donne non vorrebbero che venisse fatto); un problema culturale, come quello che esiste in Italia, non si risolve in un colpo solo con un decreto, come piace pensare ai pianificatori. Per una più esaustiva trattazione dell’argomento vi rimandiamo agli interessanti contributi presenti nel sito dell’Istituto Bruno Leoni.

Vittorio Nigrelli

Vuoi dare il 5×1000 ai fascisti ma la legge lo vieta? Ecco come CasaPound ha risolto la cosa.

Ho appena letto un interessante articolo di inchiesta di Stefano Pitrelli, pubblicato sull’HuffingtonPost (potete leggerlo cliccando qui), riguardo a una vicenda che coinvolge Casa Pound Italia (autodefinitisi “fascisti del terzo millennio”). Abbiamo provato a fare un paio di domande sulla pagina facebook ufficiale di Casa Pound Italia; alla prima ha risposto un signore giovane, quasi calvo, il cui messaggio è stato immediatamente cancellato e poi sostituito da uno identico, ma pubblicato dal profilo ufficiale; tutto ok, capita quando si gestiscono le pagine. Ma non perdiamoci.

Riassunto della vicenda: nell’inchiesta si sollevano dubbi sull’effettiva possibilità di CasaPound di ricevere il 5×1000, come sembrerebbe possibile dato che loro pubblicano immagini del genere:

casapound

Il problema è che nel Decreto Legislativo del 4 dicembre 1997 n.460 c’è scritto chiaro e tondo che non possono fruire delle agevolazioni:

  • enti pubblici
  • società commerciali diverse da quelle cooperative
  • enti conferenti (Legge 218/1990)
  • partiti e movimenti politici
  • organizzazioni sindacali
  • associazioni di datori di lavoro
  • associazioni di categoria.

Poiché CasaPound ha partecipato alle elezioni e continua a partecipare a quelle amministrative, il movimento va considerato un partito politico a tutti gli effetti. Quindi CasaPound non può ricevere direttamente i soldi del 5×1000.

Ma allora come si spiega questa?

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Il codice scritto in rosso non è di CasaPound, ma di una associazione che sulla pagina fb ci hanno detto che si chiama <<onlus “L’Isola delle Tartarughe” vicina a CPI così come l’ARCI e l’Istituto della resistenza lo sono al PD e ai vari partitelli di sinistra>>.

Bene, quindi i soldi non vanno a CasaPound, ma a una Onlus che si occupa di un sacco di cose. Però, perché allora CasaPound pubblica queste immagini?

I soldi vanno all'”Isola” come dice il codice, o vanno a CasaPound come dice la pubblicità?

Noi abbiamo provato a fare un paio di domande:

“Il codice fiscale non può essere vostro, perché siete un movimento politico, ma è dell’Isola delle Tartarughe, che è iscritta nel registro delle associazioni che possono ricevere il 5×1000, dico bene? Quindi non sarebbe più corretto nominare almeno una volta nel “post di promozione” l’associazione che formalmente riceve i soldi, se i soldi devono passare di lì, anzi, scusate, lì devono arrivare e fermarsi?”

Risposta: “Grazie della sua preziosa segnalazione. Le vengono in mente altri cavilli ai quali tentare di aggrapparsi?”

fascisti4

 

In attesa della risposta vi ricordiamo che CasaPound, o meglio, L’Isola delle Tartarughe, è al posto numero 1009 fra i più premiati dagli italici contribuenti. Poco sopra troviamo il Soccorso degli Alpini.

Vittorio Nigrelli

Giulia Sarti (M5S) e la sua perla “Andreotti, il condannato prescritto”

Perle a cinque stelle. Se vi tuffate nel sito del Movimento ne trovate moltissime; basta sopravvivere alla marea di pubblicità e ai conati di vomito procurati dagli orrori ortografici che infestano i commenti. Ma non serve affrontare per forza questa mole di scritti per trovare cose interessanti.

Come sapete, ieri la notizia del giorno è stata la scomparsa di Giulio Andreotti.

La deputata grillina Giulia Sarti ha espresso il proprio cordoglio su Facebook così:Sarti

Al di là delle considerazioni sul fatto che la compassione e il rispetto per chi è morto non sono un cliché ipocrita ma una buona abitudine (parlare male di chi non può rispondere per le rime non è carino), la Sarti ha infilato in un sola riga almeno un paio di errorini.

Il primo errorino è meno grave, alla luce del livello (basso) di alfabetizzazione che contraddistingue i commenti sul blog di Grillo: si scrive “è”, non “é”.

Il secondo errorino è l’espressione “condannato prescritto”, che in poesia sarebbe un ossimoro, come “fuoco gelido”, “silenzio assordante”, “viva morte”, ma in prosa è un’idiozia.

Mi è venuto il sospetto che la Sarti non volesse usare un ossimoro. Mi spiego. Temo, ma sono sicuro di sbagliarmi, che la Sarti non abbia ancora il grado adatto di conoscenza della lingua italiana per capire il significato delle parole “prescritto” e “condannato”. Perché in effetti Andreotti non è stato condannato: è stato assolto e contemporaneamente non processato per prescrizione “per reati eventualmente commessi prima del 1980”. Ho il timore che la Sarti si perda il passaggio, davvero non insignificante, che intercorre tra l’essere accusato di qualcosa ed essere condannato per quel qualcosa: il processo.

Quale divinità ha dato l’autorità alla deputata Giulia Sarti di ribaltare una sentenza di assoluzione e porsi al di sopra dei giudici che l’hanno emessa? Peppe Krillo? Kasalekkio?

Comprendo che il problema non è solo suo, quindi non possiamo colpire solamente la povera Giulia. Lo dico in termini più generali:  i grillini arriveranno un giorno a comprendere il fatto che essere processati non vuol dire essere condannati e che fino a prova contraria si è innocenti?

Io non so quale sia stato il ruolo di Andreotti nelle più losche vicende che hanno punteggiato la Storia della Repubblica. Non lo so. Quindi non posso, e non può farlo una rappresentante delle istituzioni come la Sarti, condannare a piacimento qualcuno solo perché “lo sanno tutti”. “Lo sanno tutti” non una prova di colpevolezza.

Chiudo con una chicca.

Repubblica ieri ha pubblicato un articolo che titolava “No a Grillo, i 5Stelle vogliono tutta la diaria”.

Ne riportiamo una parte:

“Il 48 per cento chiede che le diarie (quindi tutte le voci accessorie) vengano mantenute completamente, con l’obbligo di rendicontare tutto quel che si spende, ma senza dovere restituire il di più. Lo farà chi vorrà. Ad esempio, se per pasti e albergo un deputato spende in un mese 2mila euro, potrà decidere di tenersi i restanti 1500[…]”

Vittorio Nigrelli

 

Ecco la lista dei viceministri e dei sottosegretari.

Una ventina di minuti di Cdm, dalle 21.45 a poco dopo le 22.00 sono bastati ieri sera per definire gli ultimi dettagli della lista. Nominati 30 sottosegretari e 10 viceministri.

Non percepiranno lo stipendio aggiuntivo (chissà se lo sanno…).

Fassina, immortalato nel momento in cui, probabilmente preso dalla depressione, andò in piazza e tentò di farsi uccidere dai manifestanti dell’Alcoa.

Tra i diversi nomi sui quali ci divertiremo a fare ricerche nei prossimi giorni, hanno colpito la mia personalissima sensibilità questi tre: Biancofiore, avvenente parlamentare del Pdl, celebre per le sue gag; Gianfranco Micciché, quello che ha affermato che l’intitolazione dell’aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino avrebbe trasmesso a chiunque fosse arrivato per la prima volta nell’isola un’immagine negativa della Sicilia; l’apprezzato economista Stefano Fassina; un Daniele Venanzi in gran forma ieri ha commentato: “Ogni volta che Stefano Fassina viene definito economista muore un cucciolo di beagle”.

La lista:

Presidenza del Consiglio: Giovanni Legnini (Editoria e Attuazione Programma); Sesa Amici (Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo); Sabrina De Camillis (Rapporti con il Parlamento e coord. attività Governo); Walter Ferrazza (Affari Regionali e Autonomie); Micaela Biancofiore (Pari Opportunità); Gianfranco Miccichè (Pubblica Amministrazione e Semplificazione).

Interno: Filippo Bubbico (Viceministro); Domenico Manzione Giampiero Bocci.

Affari Esteri: Lapo Pistelli (Viceministro); Bruno Archi (Viceministro); Marta Dassù (Viceministro) MarioGiro.

Giustizia: Giuseppe Beretta; Cosimo Ferri.

Difesa: Roberta Pinotti; Gioacchino Alfano.

Economia e Finanze: Stefano Fassina (Viceministro); Luigi Casero (Viceministro); Pierpaolo Baretta; Alberto Giorgetti.

Sviluppo Economico: Carlo Calenda (Viceministro); Antonio Catricalà (Viceministro); Simona Vicari; Claudio De Vincenti.

 Infrastrutture e Trasporti: Vincenzo De Luca (Viceministro); Erasmo De Angelis; Rocco Girlanda.

Politiche Agricole Forestali e Alimentari: Maurizio Martina; Giuseppe Castiglione.

 Ambiente, Tutela del territorio e del mare: Marco Flavio Cirillo.

 Lavoro e Politiche Sociali: Cecilia Guerra (Viceministro); Jole Santelli; Carlo Dell’Aringa.

Istruzione, Università e Ricerca: Gabriele Toccafondi; Marco Rossi Doria; Gianluca Galletti.

Beni, Attività culturali e turismo: Simonetta Giordani; Ilaria Borletti Buitoni.

 Salute: Paolo Fadda. (Fonte: Adnkronos)

Vittorio Nigrelli

Silvio Berlusconi, il futuro Presidente della Repubblica.

Uci cinema, sabato, 18 circa. Le luci sono spente, è appena finito l’intervallo (il film è “Benvenuto Presidente” con Claudio Bisio). Vibra il cellulare, è arrivato un messaggio. Dovrebbe essere spento, quindi faccio finta di nulla. Vibra di nuovo. Tengo la mano premuta sulla tasca per attutire il rumore molesto. Finisce la vibrazione. Ricomincia. Stavolta è una chiamata. Prendo la decisione sbagliata. Rispondo: “hanno eletto Napolitano”, fa la voce di mio padre. I messaggi sono di parenti e amici che mi informano della buona (urgh!) novella (doppio urgh!). Spengo il cellulare e torno a guardare il film. Questo era cominciato con l’elezione a Presidente della Repubblica, in seguito a un errore che non rivelo per non fare spoiler, di un uomo qualunque, Giuseppe Garibaldi, bibliotecario precario e pescatore. Il film è un susseguirsi delle gag un po’ ripetitive che possono nascere dallo scontro di un uomo ingenuo, onesto ma non stupido con il mondo delle alte istituzioni.

Finisce il film. Esco dal cinema con la convinzione che Claudio Bisio sarebbe stata un scelta migliore di Napolitano. Certamente più seria.

napolitano

Perché bisogna essere davvero i Più Desolanti uomini sinistri degli ultimi sessant’anni per permettere al parlamento in cui si ha la maggioranza relativa di rieleggere un uomo di 87 quasi 88 anni, spianando la strada al proprio avversario per le prossime elezioni politiche e presidenziali!

Persino per eleggere il Papa, che viene scelto tra una selezione di persone con l’età media piuttosto alta, vi è un limite massimo di età (80 anni)!

E se la colpa di questo disastro è di Bersani e della brigata di anonimi cecchini scelti dagli elettori, i grillini, con Sel a ruota, hanno la responsabilità, enorme, di aver insistito con la proposta del comunista Stefano Rodotà, quando bastava loro lasciare aperto uno spiraglio di dialogo con Bersani per impedire il totale trionfo di Berlusconi.

Perché chi ha vinto è lui, sempre lui, solo lui. Lo avete visto ghignare mentre applaudiva l’elezione di Napolitano. Questo perché dopo aver vinto le prossime elezioni, Berlusconi, anche detto l’Araba Fenice, si ritroverà in una situazione non spiacevole: maggioranza in parlamento e un Presidente della Repubblica che si dimette o muore (o pensate che Napolitano continuerà a rappresentarci fino a 95 anni?). Quale più promettente situazione potrebbe portare l’italiano più conosciuto del globo a diventare Presidente della Repubblica? Se mi permettete un momento di bassissima comicità, io mi immagino un Quirinale con le veline al posto dei corazzieri.

Parte degli autori di questo disastro si è già dimessa. Renzi è finalmente riuscito a perdere consensi, appoggiando la candidatura di uno degli uomini più odiati dal suo elettorato di destra. Sel (frusciante) è uscita dal gruppo. Grillo protesta. Come ha detto Fausto Demetrio “Comunisti fuori da Montecitorio protestano per l’elezione di un comunista. Avrebbero voluto un comunista”. Berlusconi gode, come sempre.

E noi, che li abbiamo eletti; e noi, che abbiamo permesso che qualcuno eleggesse questa gente povera (di intelletto od onestà); e noi, che al prossimo giro permetteremo a Berlusconi di essere eletto: noi, il default, ce lo meritiamo.

Vittorio Nigrelli

Il MoVimento si è già spaccato. Ecco le reazioni dei senatori alla scomunica di Grillo.

Il fronte grillino ha cominciato a incrinarsi.

La forza che ha raccolto il 25% dei voti si sta sfaldando davanti ai primi, banali problemi.

La prima a mollare è la Giovanna Mangili eletta al Senato in Lombardia.

La senatrice ha parlato di “motivi personali”. Tuttavia sarebbe stato più corretto “motivi familiari”. Infatti, molti grillini non hanno mandato giù il fatto che suo marito, Walter Mio, fosse consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Cesano Maderno (Monza).

Un’inezia, direte voi. Vero, ma all’interno del MoVimento si è parlato da subito di “parentopoli”. La Mangili era stata scelta per essere candidata dopo aver raccolto la bellezza di 231 voti durante le parlamentarie. Pazienza, facciamo un politico R.I.P. e andiamo avanti.

Senatrice Mangili

I prossimi a cadere saranno i senatori che hanno votato Pietro Grasso.

Il piano pentastellato era di consegnare tutti scheda bianca, ma è chiaro che qualcuno dei grillini non ha rispettato la decisione della maggioranza. “Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo  –  ha tuonato Grillo – ha mentito agli elettori e spero ne tragga le dovute conseguenze.” Una maniera insolitamente politically correct per chiedere le dimissioni.

Proprietario del simbolo

Il primo ad autodenunciarsi (se un’azione esplicitamente permessa dalla Costituzione può essere motivo di autodenuncia) è Giuseppe Vacciano, che ha scritto un breve post per spiegare le proprie ragioni.Ecco un estratto:

 “Se si cercano i colpevoli di “alto tradimento ai principi del M5S”, ecco, uno l’avete trovato. […] Non ho la pretesa di essere “compreso” o “avallato”. È vostro diritto considerare la mia scelta un errore e una violazione del codice di comportamento (certamente non mi trincererò dietro l’articolo 67 della costituzione) come era mio quella di farla, vi chiedo la cortesia di mantenere un atteggiamento civile nei commenti, se intenderete farne”.

Senatore Vacciano

Il MoVimento su questa decisione non è per nulla compatto. L’idea di Grillo è chiarissima, le dimissioni sono richieste e in caso contrario c’è l’espulsione, ma su Facebook è già nata la pagina “Non Toccate Giuseppe Vacciano“, dove arrivano messaggi di solidarietà al parlamentare

Non solo la base, ma anche i senatori hanno reagito in diversi modi alla scomunica del capo.

Vito Crimi, capogruppo del M5S, ha detto “Il gruppo è uscito all’unanimità con un’unica speranza: la non rielezione di Schifani […] In questa linea la quasi totalità ha proseguito nel voto bianca, qualcuno non ha votato, qualcuno Orellana, qualcuno ha agito in coscienza”.

Vito Crimi

Lo stesso candidato Luis Orellana ha rincarato la dose: “Non siamo telecomandati. Ognuno di noi ha una propria sensibilità. Segue la propria coscienza. E certamente Pietro Grasso non faceva, e non fa, parte del vecchio apparato”.

Luis Orellana

La senatrice Paola Nugnes si lamenta: “Grillo nel suo blog ha fatto un invito a chi ha votato Grasso a dichiararlo. Forse è contestabile poiché il voto è segreto e la sua segretezza è sinonimo di democrazia e di libertà. Libertà da pressioni e da condizionamenti esterni”.

Paola Nugnes

Il senatore Francesco Molinari invece non si è difeso e non ha mantenuto toni pacati, ma è passato all’attacco dichiarando “Meno reazioni isteriche e più fiducia!” e “studiare le differenze fra cariche istituzionali e ruoli politici non farebbe male”.

 

Il parlamento durerà poco, questo lo sappiamo tutti.

La domanda però è: “I pentastellati dureranno di più?”

Vittorio Nigrelli

 

 

Elezioni in Groenlandia. Indipendentisti al 34,4%, in calo di 9 punti percentuali.

Poco fa si è concluso lo spoglio dei voti in Groenlandia (alle 04:57 GMT -3).

I risultati.

groenlandia

 

I maggiori partiti sono tutti socialisti, compreso quello indipendentista, l’Inuit Ataqatigiit e insieme hanno raccolto il 91% dei voti.

La Groenlandia è parte del Regno Unito di Danimarca, la quale mantiene ancora il controllo su finanze, politica estera e difesa e provvede a un sussidio annuale (circa un terzo del PIL).

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Regno Unito di Danimarca

I Siumut, il partito con le idee più socialiste, torna al potere recuperando 16 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2009, quando aveva vinto la coalizione Inuit Ataqatigiit (socialisti indipendentisti) -Democrats (partito liberale) -Association of Candidates (piccolo partito di centro-destra), unitisi in una sorta di “governissimo”.

Si andrà probabilmente verso una coalizione Atassut-Siumut-Partii Inuit, tutti e tre partiti socialisti, che insieme raggiungono il 55%.

Association of Candidates subisce una disfatta, perdendo due terzi dell’elettorato.

Inuit Ataqatigiit, al 34,4% perde 9 punti, di cui 6 dovuti alla nascita del Partii Inuit, fondato a gennaio dai membri della corrente di partito che non ha apprezzato il governo con i liberali (che a loro volta hanno perso 6 punti percentuali).

Questo risultato pone dei dubbi sulla continuazione, durante questa legislatura, del processo di indipendenza, che va avanti da diversi anni.

Vittorio Nigrelli