Gmail e Google Trad a pagamento? Ecco cosa vogliono fare in parlamento.

“This service is not anymore available in your country”, questo servizio non è più disponibile nel vostro paese.

 

E’ quello che attende i navigatori italiani su ogni pagina dei servizi di Google (la ricerca, Gmail, Google+, Google maps, Google traduttore…) in caso di introduzione della Google Tax?

L’ipotesi di chiusura dei servizi è uno scherzo, la tassa no: il presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia (PD) ha proposto una tassa del genere per spillare soldi a Google (e in generale a tutte le grandi aziende IT ma non solo: Facebook, Apple, Amazon, Starbucks, …) sulla base del fatto che i proventi sarebbero generati dalla vendita dei suoi prodotti nel nostro paese.

Certo, pensare che come risposta all’imposizione di una tassa del genere Google preferisca chiudere i propri servizi in Italia (e magari licenziare qualche centinaio di dipendenti distruggendo l’indotto), è esagerato, ma non troppo.

Il promotore della tassa, Francesco Boccia, vorrebbe prelevare circa 1 miliardo di euro da Google. A fronte di questa possibilità, l’azienda di Mountain View potrebbe ritenere preferibile rinunciare ad un mercato come l’Italia, meno redditizio.

Più probabilmente – come in tutti i settori – i mancati profitti verranno scaricati sui consumatori dei prodotti tassati, aumenteranno i prezzi degli ads di Google (servizio in cui ha sbaragliato la concorrenza e che anche con i costi aumentati non diventerebbe – purtroppo – più concorrenziale), ridurrà i profitti dati agli sviluppatori delle App Android; arriverà a far pagare servizi che oggi offre gratis.

Tutto parte da quel dito puntato contro Google accompagnato dalla ignorante ed erronea definizione di “evasore”. Perché il punto è che Google non ha evaso un solo centesimo di tasse.

Google (come Apple e le altre aziende hi-tech) usa mezzi perfettamente legali per far sì che sui proventi della sua attività in Italia non vengano tassati. Mezzi che – a buona ragione – il CEO di Google, Eric Schmidt ha difeso con orgoglio.

Il meccanismo (uno dei tanti) con cui Google e le altre aziende del web pagano legalmente poche tasse, si chiama “Double Dutch Irish Sandwich”. Chi avesse voglia di capire come funziona lo cerchi su Google, troverà un discreto numero di risultati. Gratis, per ora…

Alessandro Malgaroli

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Referendum Svizzero, il tetto agli stipendi è una bufala.

Televisione, Radio, giornali, social. La notizia sta facendo il giro dell’Italia: i nostri vicini svizzeri hanno votato contro i mega-stipendi dei giga-manager!

Finalmente un tetto agli stipendi!

Come dice il popolo di Peppe Krillo “siamo la gente il potere ci temono e ora ci temono pure i menager”.

MoVimento 5 Stelle di Parma: m5s referendum

 

Lettera43 riporta “Grillo: <<I manager hanno stipendi immorali. Devono guadagnare al massimo 12 volte il loro ultimo dipendente. In Svizzera stanno per fare un referendum per mettere un tetto». Ecco, il 3 marzo al di là del confine, nel Paese delle banche, in effetti hanno votato: ha vinto il sì”

Il Corriere: ” la Svizzera, la terra delle banche e delle multinazionali, sarà il primo paese d’Europa ad adottare una norma che pone un tetto ai super stipendi dei manager.”

Il Fatto Quotidiano: “Tetto agli stipendi milionari dei super manager di aziende e banche? La stragrande maggioranza di svizzeri (il 67,9%) è favorevole.”

Repubblica: “E’ legge il tetto a stipendi per manager”, “Gli Svizzeri danno scacco matto agli stipendi a molti zeri dei top manager e ai relativi super bonus”.

Sole24Ore: “Gli svizzeri hanno approvato con il 67,9% dei voti il referendum di iniziativa popolare contro le remunerazioni eccessive dei dirigenti.”

Il referendum è questo:referendum svizzero

Preso dalla curiosità per questo evento storico, ma soprattutto per l’unanimità delle opinioni espresse, sono andato a cercare il testo della modifica alla Costituzione sul sito del Governo Svizzero.

Eccolo:

referendum svizzero2

Nel testo della modifica alla Costituzione non c’è NESSUN TETTO. 

Si dice semplicemente che sono gli azionisti a decidere l’importo globale delle retribuzioni, non che ci deve essere uno stipendio massimo. Inoltre si vietano le liquidazioni e i bonus da parte di società del gruppo.

Il tetto dov’è? Dove sta scritto che viene imposto per legge un tetto come quello proposto da Peppe Krillo (un manager deve avere una retribuzione che è al massimo 12 volte quella dell’ultimo dipendente)? Dove hanno trovato il Sole, Repubblica e le altre testate finanziate pubblicamente la soffiata? Dove hanno trovato il Fatto, Lettera43 e Peppe Krillo l’informazione sul tetto?

E poi, tralasciando la filippica sull’inadeguatezza dei mezzi di informazione italiani, chiediamoci quale sia il motivo di un referendum sugli stipendi alti:

Il problema sono gli stipendi ai manager o gli inciuci immondi con la politica che portano un’azienda a pagare troppo un manager?

Il problema sono i tanti soldi dati a manager che funzionano o quelli dati a gentaglia nominata e messa lì da chi se ne frega della crescita dell’azienda?

Il problema è il privato che paga tantissimo qualcuno che fa il bene dell’azienda, o il finto privato inciuciato schifosamente con i partiti che paga il manager tantissimo, anche se questo fa fallire l’azienda?

Bisogna andare a colpire gli stipendi o le relazioni dei politici con le aziende?

Vittorio Nigrelli

 

Ecco com’è fatta la nuova banconota da 5 euro.

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Questo sarà l’aspetto della nuova banconota da 5 euro che comincerà a circolare da maggio.

Le novità sono l’ologramma con ritratto (muovendo una banconota, la striscia argentata rivela il ritratto di europa, identico a quello della filigrana mentre sulla striscia è possibile scorgere una finestra e la cifra del valore); la filigrana con ritratto e il numero verde smeraldo.

La motivazione addotta è quella di combattere più efficacemente i falsari. La prima serie potrà essere utilizzata insieme alle nuove banconote, ma sarà progressivamente ritirata dalla circolazione e infine dichiarata fuori corso.

Nel corso dell’anno verranno messe in circolazione le nuove banconote di tutti i tagli.

Vittorio Nigrelli

Teheran vieta l’importazione di beni di lusso, inclusa la carta igienica.

Il governo iraniano ha bloccato l’importazione di 75 beni di lusso, per un totale di più di 2000 diversi prodotti, in risposta alle sanzioni economiche da parte della comunità internazionale.

Inclusi tra questi prodotti di lusso vi sono telefoni, orologi, gadget tecnologici, abbigliamento, cosmetici, caffè, materiali edilizi (lusso?), carta igienica (lusso?!?!?!).

Questa fantastica mossa da protezionismo ottocentesco è stata pensata in seguito alla presa di coscienza che il rial, la moneta iraniana, vale quanto l’ultimo prodotto citato.

Hamid Safdel, Ministro del Commercio, ha provato a dare una motivazione economica, dicendo che questa mossa farà risparmiare almeno 4 miliardi di dollari.

Qualcuno ha timidamente fatto notare che parte dei prodotti l’Iran non li può produrre da solo. Risposta: il bando parla di prodotti specifici, non delle materie prime per produrli. Cosa che rende l’affermazione del ministro una manifesta cazzata; se le materie prime le importano il problema si ripropone, perché l’Iran le deve acquistare con il rial svalutato, quindi che senso avrebbe bandire i prodotti per motivi economici?

Vittorio Nigrelli

Hollande e la sua ansia.

 Hollande ci ha già stupito con decisioni popolari (il taglio delle auto blu) e leggi ispirate da un socialismo spinto. L’ultimo passo è stata la convocazione di Eric Schmidt, executive chairman di Google, all’Eliseo.

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Eric Schmidt

Argomento? L’imposizione all’azienda una tassa, una specie di diritto d’autore, per quello che i giornali pubblicano e Internet rilancia.

La richiesta è arrivata dagli editori, che si dimenticano (o lo ignorano in malafede) che Google indirizza verso le testate di tutto il mondo 4 miliardi di clic al mese.

In comunicato stampa è stato riferito che “Il Presidente si augura che dei negoziati possano iniziare rapidamente e concludersi da qui alla fine dell’anno fra Google e gli editori. Ha sottolineato che il dialogo e la trattativa gli sembrano la strada migliore ma che, se necessario, una legge potrà essere approvata, sul modello del progetto tedesco”.

Google ha risposto che, se verrà imposta la tassa, il motore di ricerca non citerà più i giornali francesi (sarebbe davvero un terremoto, vorremmo vedere la faccia di Hollande quando si accorgerà degli effetti delle sue tasse).

Esistono editori che si fanno pagare per pubblicare i libri. La cosa fa imbestialire non poco: porti una possibile fonte di ricchezza, e loro invece che controllare, giudicare e se è il caso investire nel progetto, mettono sul mercato tonnellate di cacca scritta nero su bianco, perché tanto paghi tu. L’abitudine di far pagare chi offre un servizio sembra aver contagiato anche gli altri editori. E l’ansia da imposizione fiscale sta crescendo sempre più.

Se un amico cade per terra, io gli do una mano ad alzarsi. Non gli tiro calci nelle costole. Hollande in Francia, Monti in Italia, stanno facendo questo. Le imprese sono in crisi, a terra. Invece che dare loro una mano, i due governi stanno cercando di tirare loro tasse, gridando: “alzati! alzati porca miseria!”

I risultati possibili sono due: o l’amico si rialza e si ribella a questa follia, o a un certo punto, sfinito dai colpi, muore.

Non è un invito alla rivoluzione, è un invito a smettere di tirare calci, calci che rischiano di uccidere.

Vittorio Nigrelli

Usate WhatsApp? Questo può interessarvi.

12 Ottobre 2012.
La tecnologia fa passi da gigante e le compagnie telefoniche devono stare in guardia rispetto all’uso delle applicazioni cosiddette di Social Messaging.
Applicazioni, come WhatsApp, che permettono di inviare messaggi senza che questi siano conteggiati come traffico sms, stanno rosicchiando il mercato alle compagnie telefoniche.
Il solo conto di WhatsApp è di uno scambio di circa 10 miliardi di messaggi scambiati al giorno. Secondo le statistiche dai 23 miliardi di dollari, che si stima verranno persi dalle varie compagnie nel solo 2012, si prevede che per il 2016 i miliardi persi saranno 54.

E come WhatsApp si stanno creando numerose altre applicazioni che permettono di evitare di mandare i classici sms, gli smartphone sono molto diffusi e urge che l’offerta dei servizi da parte delle varie TIM, Vodafone, Wind, 3 Italia, e le varie compagnie estere, cambi radicalmente.
Il popolo ha parlato, e lo ha fatto tramite social messaging gratuito.

Veronica Sgobio

Cina-Giappone, si minaccia con l’atomica. Perché?

Le tensioni salgono tra Cina e Giappone. La causa? Il contenuto del cerchio rosso. Lo sappiamo, sembra vuoto, ma contiene qualcosa di interessante, ovvero… tre minuscole isole che Tokio vorrebbe acquistare da un privato giapponese; tre isolette che secondo la Cina sono un po’ troppo vicine alla costa cinese (oltre a questo sembra vi siano dei giacimenti petroliferi).

I retori da entrambe le parti scaldano i motori, e per capire quanto sia grave la tensione vi facciamo un esempio: un giornale cinese ha affermato che forse si dovrebbero rompere i ponti diplomatici e servire ai giapponesi una nuova bomba atomica.

Parole minimizzate dal governo cinese che ha affermato di avere moltissimi interessi economici nell’area e di non avere nessun bisogno di una guerra.

Ciononostante gli sgambetti abbondano da entrambe le parti, con manifestazioni in piazza, motovedette che invadono le acque nazionali, arresti di cittadini dello stato avverso e via dicendo.

Ogni piccola questione, dalle rotte marittime a pochi sassi contesi possono generare scontri gravissimi. Giappone, Vietnam, Filippine temono che se faranno concessioni alla Cina vi sarà il pretesto per una nuova richiesta. Scrive il The Economist: “In tale contesto, le controversie relative a pochi scogli potrebbero diventare importanti quanto l’assassinio di un arciduca”.

I governi asiatici dovrebbero cominciare a togliere il gas ai fuochi del nazionalismo che per così tanto tempo hanno alimentato. Un inizio sarebbe cominciare a pubblicare libri di testo privi di pregiudizi sugli altri.

Vittorio Nigrelli