“L’Atlantide Rossa. La fine del comunismo in Europa” (dell’Est).

Lo scorso venerdì (15 novembre), la sera, nella Sala Blu del Collegio San Giuseppe, si è tenuta la presentazione di un libro affascinante: “L’Atlantide Rossa. La fine del comunismo in Europa”, Ed. Lindau.

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Da sinistra: Luigi Geninazzi, autore del libro, Gianluca Segre, Presidente AEC, Domenico Monea, dell’Ora Liberale.

 

L’autore è Luigi Geninazzi (nella foto a sinistra), testimone oculare e cronista di alcuni dei più importanti eventi degli anni ’80 del secolo scorso e non solo.

Nel suo libro non emergono solo le figure principali come Gorbaciov, Papa Giovanni Paolo II, Reagan o Lech Walesa (tra l’altro autore della prefazione). E’ una raccolta di scorci di vita quotidiana nell’Europa comunista. La descrizione vivida della miseria e dell’umiliazione dei polacchi, della tristezza dei berlinesi della DDR, della disperazione e della fame dei rumeni sotto Ceaucescu. E’ il racconto della rassegnazione di chi pensava che il mostro comunista sarebbe rimasto in piedi altri trecento anni ma anche del coraggio di chi ha lottato senza mai usare violenza; non tanto avendo in mente un’ideologia, ma per ottenere piccole cose che rendono la vita degna di essere vissuta. Cibo, acqua calda, una casa; tutte cose difficili da ottenere sotto un regime comunista.

Il libro racconta l’epopea di Solidarnosc, il sindacato indipendente polacco dichiarato illegale dal Partito; i viaggi di Papa Giovanni Paolo II, secondo l’autore il più importante artefice della caduta del comunismo; la vita di lotta non violenta di cittadini comuni contro i regimi in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Germania dell’Est; le battute di spirito che circolavano fra la gente, perché un regime può controllarti telefono, casa, macchina, amicizie e figli, ma non può fermare una freddura detta a mezza voce; l’anno 1989, “quando la storia si è messa a correre”; la caduta dei regimi.

 

I ritratti dei personaggi, da Vaclav Havel a padre Popieluszko (prete coraggioso massacrato dai servizi segreti), come anche delle situazioni (l’autore racconta del suo arresto da parte della polizia cecoslovacca) sono incredibilmente realistici, forse perché raccontati da un uomo che ha nostalgia di quei giorni eroici e cerca di riviverli nel tentativo di permettere a noi di viverli.

Un libro che vorrei consigliare a tutti, soprattutto a chi quei giorni non ha potuto viverli; ma anche a chi il 18 gennaio 1989 aveva creduto a Honecker, quando disse che il muro sarebbe rimasto in piedi per altri cento anni. Perché se è vero che cadde in una notte, sorprendendo anche gli uomini della CIA e della Stasi, il lavoro per portare a questo risultato durò almeno 10 anni.

L’unica obiezione che mi sento di fare all’autore riguarda il titolo. A “La fine del comunismo in Europa” io avrei aggiunto “dell’Est”. Perché se è vero, come è vero, che il gigante rosso è morto in quei giorni, c’è da dire che le idee liberticide su cui esso si fondava animano ancora una fetta consistente dell’intellighenzia occidentale.

grandezza di stalin

Talvolta danno vita a convegni, in altri casi a veri e propri casi di revisionismo e negazionismo. Ci sono persone che riescono a rivalutare Stalin, oppure Honecker, l’uomo che diramò lo schiessbefehl, l’ordine di sparare a vista su chiunque tentasse di superare il Muro.

Alcuni nostalgici arrivano a coniare persino buffi neologismi.

Per non dimenticare cosa è successo nei paesi che hanno assaggiato i piaceri del collettivismo, forse è bene ascoltare i racconti di chi quei paesi li ha vissuti.

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Vittorio Nigrelli

 

I 200 anni di Orgoglio e Pregiudizio

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Perché aspettiamo per qualsiasi cosa? Perché non afferriamo immediatamente il piacere? Quante volte la felicità viene distrutta dalla preparazione, stupida preparazione?

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Jane Austen morì nel luglio del 1817, a Winchester, all’età di 41 anni. Scrivere a quell’epoca non era facile, essere scrittore non lo è mai stato. Ma essere donna e dedicarsi anima e corpo alla letteratura in una Inghilterra attraversata e stravolta in continuazione da ogni sorta di cambiamento sociale, economico e politico si rivelò per Jane un’avventura senza precedenti.

Le trame squisitamente semplici di Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento, Persuasione, L’Abbazia di Northanger, Emma e Mansfield Park, i sei romanzi che l’hanno resa celebre, non devono trarre in inganno. Sotto il primo velo evidentemente dipinto da una fantasia femminile, quello di una delicata e romantica storia d’amore, si cela infatti un tentativo più ardito di letteratura, un appello accorato rivolto contro una società dominata dal maschilismo che soffocava i sentimenti e la parola della donna.

Il successo della Austen si spiega anche grazie al fatto che si firmasse con uno pseudonimo, in questo caso, come in molti altri, un sarcastico scudo per proteggersi dai luoghi comuni e dai pregiudizi. Ed è proprio Orgoglio e Pregiudizio (20 milioni di copie nel mondo), con la sua appassionata vicenda che lega la testarda Elizabeth Bennet al ricco e misterioso Mr.Darcy a compiere ora 200 anni. Un romanzo, questo, che non si ispira a precedenti capolavori, ma che rappresenta il risultato, il punto di arrivo dell’indagine psicologica, accurata e minuziosa, che l’autrice fa del mondo che in cui visse e in cui scriveva.

“L’orgoglio è un difetto assai comune. Da tutto quello che ho letto, sono convinta che è assai frequente; che la natura umana vi è facilmente incline e che sono pochi quelli che tra noi non provano un certo compiacimento a proposito di qualche qualità – reale o immaginaria – che suppongono di possedere. Vanità e orgoglio sono ben diversi tra loro, anche se queste due parole vengono spesso usate nello stesso senso. Una persona può essere orgogliosa senza essere vana. L’orgoglio si riferisce soprattutto a quello che pensiamo di noi stessi; la vanità a ciò che vorremmo che gli altri pensassero di noi.”

Orgoglio e Pregiudizio

Vivacità e arguzia sono presenti ovunque nei suoi libri. Ogni gesto, parola, sussurro, sorriso, passo dei suoi personaggi è descritto attraverso occhi sinceri e innocenti, ma anche incredibilmente perspicaci. Grazie alle dolci protagoniste dei suoi romanzi, la scrittrice provò che anche le donne potevano trarre enormi e soddisfacenti risultati artistici, e lo fece con tutto il trasporto di cui fu capace. Lei, che sognando meravigliosi lieto fini, non incontrò mai il vero amore della sua vita.

In definitiva quello che distingue un vero classico dagli altri libri non sempre è l’originalità, e mai l’originalità fine a se stessa. Un classico, per essere tale agli occhi di tutti, deve saper cogliere la vera essenza dei fatti, e la profondità dei sentimenti. Leggere Orgoglio e Pregiudizio nel 1800 o leggerlo nel 2013 fa poca differenza, la sostanza è sempre la stessa.

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Carlotta Prandi

Haruki Murakami, 1Q84. Tra Nobel, mondi paralleli e “peggiori scene di sesso”.

Era il Novembre del 2011 quando, sugli scaffali di tutte le librerie, tornava il fiore all’occhiello della letteratura nipponica. Dopo anni di silenzio dalla sua ultima opera, Haruki Murakami tornava con un romanzo tutto nuovo: 1Q84, questo il titolo.
I rimandi a opere precedenti di altri autori parevano evidenti, ma la storia è di un genere completamente diverso. Il celebre 1984 di George Orwell sembra qui essere chiamato in causa, in realtà, il 1984 è solo l’anno di partenza per l’esplorazione di un mondo totalmente nuovo, scaturito dal fervente ingegno dello scrittore giapponese. Insomma, bisogna diffidare dei paragoni azzardati anche se possono parere in prima analisi azzeccati. (Sotto il booktrailer di 1Q84 libro 1 e 2).

La storia.
1Q84 si apre sul 1984 di Tokyo, si concentra sulle vicende di personaggi che vivono esistenze parallele, totalmente slegate, ritrovandosi ad affrontare situazioni via via più particolari. Tengo e Aomame sono i due veri protagonisti di questa storia che, sin dall’inizio, ci dà l’impressione di essere normale, ma sempre e solo fino a un certo punto. Presto il 1984 in cui questi due trentenni vivono si trasforma in un qualcosa di completamente nuovo, diverso e a tratti incredibile per loro stessi che lo vivono. Tengo è un giovane professore che si ritrova invischiato nella riscrittura di un romanzo che si rivelerà ben più del semplice frutto della fantasia della 17enne Fukaeri; Aomame, al di fuori del suo orario di lavoro come personal trainer, si ritrova, per caso ad entrare in un mondo con un cielo con due lune, in cui omini alti al massimo 70 centimetri costruiscono notte dopo notte un crisalide d’aria. Ben presto le storie dei due giovani personaggi si intrecciano, facendo scoprire al lettore che il legame che li unisce è ben più di un semplice legame casuale: i due si conoscevano e dopo vent’anni le loro esistenze stanno per unirsi di nuovo. Ad impedire questo incontro, agognato da entrambi, una setta religiosa, il Sakigake, e i Little People, costruttori di crisalidi d’aria.

E’ inevitabile farsi permeare dal racconto magistrale di Murakami Haruki, la storia è coinvolgente, pur parlando di un mondo lontano da quello che possiamo richiamare con la nostra mente, tendenzialmente razionale. Tentare di capire o interpretare questo mondo ai limiti di fantascienza e assurdo risulta quantomai un’impresa difficile. In cielo brillano due lune e capire perché il mondo è mutato, o si è entrati in un mondo parallelo, come sia potuto succedere e come uscirne vivi, sono i grandi interrogativi che spingono chi legge ad appassionarsi alla storia fino a divorare letteralmente i due tomi di cui è composta questa storia. L’anno scorso usciva 1Q84 libro 1 e 2, lo scorso mese, in Italia, è uscito il capitolo conclusivo: 1Q84 libro 3.
Le sezioni particolari dedicate ai protagonisti singoli questa volta sono 3, a Tengo e Aomame si aggiunge un terzo personaggio: l’investigatore privato Ushikawa, un ometto dai tratti particolari e con un carattere pungente e deciso, che era comparso un paio di volte, con un ruolo secondario, per non dire fuorviante, nel primo capitolo dell’opera.

Come leggere Murakami?
Leggere opere dell’autore di Norwegian Wood, best-seller a livello mondiale, non è semplice. Sul The Daily Beast è comparso un articolo firmato da Emily Parker che si prefigge proprio lo scopo di dare consigli su come leggere le opere dello scrittore giapponese. E’ inutile continuare a cercare tutti i significati nascosti nelle sue opere, che hanno un che di misterioso e di onirico a livelli cui non siamo abituati nella nostra cultura; è inutile che lo facciano anche i suoi connazionali.
Sempre la Parker, in conclusione al suo articolo intitolato in maniera eloquente “Come leggere Murakami“, ricicla il consiglio datole da un suo amico giapponese «Non cerco mai di capire cosa sta provando a dire. Mi godo semplicemente lo scorrere delle sue parole e le trasferisco nel mio film mentale. Capisci cosa intendo?».
La sua forza narrativa risiede, infatti, nella lunghezza delle sue opere, nella ripetitività di alcuni concetti chiave all’apparenza ridondanti, che si rivelano espedienti fondamentali per la completa immersione nell’universo parallelo di 1Q84, e degli altri suoi scritti; il tutto è maggiore delle sue parti, si potrebbe dire chiedendo in prestito ancora una volta a Emily Parker un concetto dei suoi consigli di lettura.

Il ritorno di quest’anno nelle librerie con il capitolo conclusivo di 1Q84 ha messo Murakami tra i nomi favoriti alla candidatura al Nobel per la Letteratura 2012, che però è stato assegnato a Mo Yan, importante scrittore cinese. Oltre alla candidatura prestigiosa di quest’anno, l’autore nipponico era stato inserito nella lista un po’ meno seria di 12 candidati ai “Bad Sex Award” della Literary Review nel 2011. Il concetto di fondo del premio è quello di scovare nella letteratura di vario genere i passaggi descrittivi di scene di sesso spesso crudi, superficiali e a volte ridondanti nei romanzi contemporanei e, fine ultimo, di scoraggiarne l’abuso. Sempre nel 2011 la nomination per questo particolare premio era andata anche a Stephen King per il suo 22-11-63. (Qui potete leggere, inglese, il passaggio nominato di Murakami Haruki, mentre qui, sempre in inglese quello di Stephen King.)

Come sempre, però, il miglior consiglio è intraprendere la lettura, entrare nel mondo di 1Q84, esplorarlo guidati da Murakami e dai suoi personaggi e uscirne maturati e un po’ più consapevoli che, talvolta, il caso non esiste e tutto avviene per un motivo.
Buona lettura.

Veronica Sgobio

Chick lit: l’autrice di “Bridget Jones’ Diary” annuncia l’arrivo del terzo libro della serie.

Adesso, a tredici anni di distanza dall’uscita di “The Edge of Reason” (il seguito del Diario di Bridget Jones), l’autrice sta lavorando al terzo e ultimo volume. Pare che abbia ritrovato l’ispirazione ritornando a Londra due anni fa, dopo aver a lungo vissuto a Los Angeles per seguire le riprese dei film tratti dai romanzi.

Helen Fielding è inglese, ha cinquantaquattro anni, ha lavorato per la rivista Nationwide in collaborazione con la BBC, che le ha fornito un buon trampolino di lancio; scrive romanzi e sceneggiature.

Fu quando The Indipendent la contattò nel 1995 perchè scrivesse della vita di donna in carriera, single, a Londra, che le venne la giusta ispirazione per creare il personaggio che l’avrebbe resa famosa: Bridget Jones.
Ci vollero un paio di anni per permettere al romanzo intitolato “Bridget Jones’ Diary” di raggiungere la vetta delle classifiche, ma già nel 1997 era un vero e proprio bestseller.

L’opera della Fielding venne ben presto riconosciuta dell’ambito della Chick Lit. Il termine è statunitense, “chick” è un modo del tutto informale per apostrofare una ragazza, e “lit” è l’abbreviazione di literature. In altre parole un genere letterario rivolto alle donne giovani e ancora single che cercano di dare un senso alla propria vita districandosi inevitabilmente tra il lavoro e la ricerca di un uomo.

Renee Zellweger, Hugh Grant e Colin Firth sono i protagonisti indiscussi dei successi cinematografici, e la scrittrice assicura che tali resteranno.

Carlotta Prandi

“Venere in metrò” per le donne. Non quelle delle “50 sfumature”, però. Parla Giuseppe Culicchia.

29 Settembre 2012.
Venere in metrò” è il romanzo fresco di stampe di Giuseppe Culicchia, autore torinese classe 1965, che farà girare la testa a tutte le donne. E’ il suo ultimo romanzo in ordine di tempo; l’autore torna in libreria dopo la pubblicazione di “Ameni inganni” del 2011.
Piacerà alle donne, e molto, ma non aspettatevi nulla del genere E.L. James di 50 sfumature, non c’è pornografia in questo libro, lo assicura l’autore stesso, alle presentazioni che si stanno tenendo in questi giorni in varie librerie e circoli di lettura.

Questa è la storia di una donna del nostro tempo, di quelle che vengono definite fashioniste e socialite, Gaia Bongiorno, milanese, ma della Milano Bene, quella che conta, che ha gli inviti per le sfilate e per i party più esclusivi. Una donna con un guardaroba da far invidia a Carrie Bradshaw di Sex & the City. Gaia, 38 anni, porta la taglia 38. E’ una mamma in carriera, anzi no, una donna in carriera, la mamma la fa fare alle varie domestiche-tuttofare peruperu o alle ragazze aupair che assume per badare alla figlia Elettra, pre-adolescente, appena entrata nella fase “sono una vampira”. Ha la vita che chi legge abitualmente solo riviste come IoDonna, D, Vanity Fair, Vogue, Cosmolitan e chi più ne ha più ne metta, sogna da sempre. Fa parte dell’alta borghesia urbana, ha sposato Matteo, rampollo di una delle famiglie più importanti di Milano. Insieme si possono permettere una vita da re. Lei lavora alla Eventi Avanti ed è l’inventrice del rito dell’Apericena, diffusosi a partire da Milano in tutta Italia.
Le sue immancabili amiche, Ilaria e Solaria, sono lo stereotipo di donna fashion victim milanese, una con l’intercalare “figa” sempre lì, l’altra con le sue frasi mezze in inglese mezze in italiano, dispensano perle di saggezza che sanno di rivista patinata o telenovela, a seconda dei casi.
La vita perfetta, però, subisce un duro colpo ed è proprio di qui che nasce il romanzo, dalla crisi. Affettiva ed economica. Matteo scopre l’esistenza di Niccolò, amante di Gaia, e Gaia scopre l’esistenza dei loro conti in rosso.

Giuseppe Culicchia, nato a Torino, ha esportato la sua torinesità in tutta Italia, e la incarna alla perfezione; basti pensare a “Torino è casa mia“, del 2005, opera in cui esprime in modo chiaro e diretto l’identificazione con la sua città. La novità di questo romanzo è proprio l’ambientazione. Ha preferito Milano a Torino. “Mi sono accorto che non avrei potuto fare altrimenti. Quando pensi a tre donne come Gaia, Ilaria e Solaria, pensi a una città come Milano. E’ quella “giusta”, per così dire. Una donna in carriera a Milano è nel suo habitat.” Questa scelta ci ha incuriositi e, a chi, alla presentazione in Piazza CLN a Torino (The Tweeter ci è andato per voi), gli ha chiesto se conoscesse il capoluogo lombardo ha risposto con un’alzata di spalle “No. Non conosco Milano per niente, a dire il vero. Frequento, se si può dire così, quei due tre posti che mi impone il campo dell’editoria. Di locali in, negozi alla moda o altro non ne so nulla.” A Culicchia, intanto, sono stati fatti i complimenti per il ritratto realistico e veritiero della città. Segno che quelle idee diffuse tra i torinesi a proposito di Milano non sono del tutto pregiudizi, anzi: rispecchiano la realtà dei fatti. Nel suo romanzo, infatti, è tutto raccontato in maniera spontanea e anche gli ambienti sono raccontati così nei particolari, che sembra di vederli. E chi quei posti li frequenta sul serio non può fare a meno di riconoscerli.
Gaia, però, non è solo donna del suo tempo, ma è anche metafora del suo tempo: “in un primo momento avevo pensato di chiamarla Italia, la metafora sarebbe stata evidente, ma la Mondadori (casa editrice che ha pubblicato il libro, N.d.R.) mi ha avvisato che la Mazzantini aveva già in un suo libro un’Italia che faceva la prostituta, e come metafora mi è parsa molto azzeccata anche la sua. Gaia è la metafora di quei Paesi che vivono al di sopra delle proprie possibilità, come l’Italia, d’altronde. Deve affrontare la crisi senza saperne le origini e senza sapere come si fa a risparmiare. Non aveva mai avuto bisogno di farlo. Non aveva neanche mai avuto bisogno di lavorare prima del patatrac e, anche se sembra anacronistico dirlo, ce ne sono di persone così”, rivela Culicchia ai suoi lettori alla presentazione. Apre poi il libro in un certo punto del libro in cui Gaia, perennemente connessa, come tutti noi, d’altronde, si affida al forum di Cosmopolitan e legge una risposta di un uomo che si era infiltrato nella pagina “Secondo me la condizione ideale per un uomo è questa:
Dai 14 ai 25 anni: fidanzamenti sessuali a tempo determinato, avventure sessuali senza impegno, alternati a periodi da single…
Dai 25 ai 30 anni: vivere l’amore della propria vita (sesso compreso)
Dai 30 ai 40 anni: vedere primo punto
Dai 40 in poi: trovarsi una donna ventenne, illibata, paziente, ubbidiente, servizievole, ignorante, bella, possibilmente con un corpo da pinup che ti faccia sentire un dio… e forse sposarla per garantirsi una badante… e una rendita sessuale fino all’andropausa.“, dopo aver concluso la lettura del brano, Giuseppe aggiunge “Per questo devo ringraziare chiunque l’abbia postato. Se non l’avete mai fatto, andate a leggere un po’ il forum di Cosmopolitan, se ne trovano di cose interessanti.

Alla fine della presentazione del romanzo, si apre un piccolo spazio dedicato alle domande e ai vari spunti di riflessione lanciati da questa storia così vera.
La costante tua caratteristica della ripetizione non manca. Anche in questo libro ci sono molte scene che si ripropongono, anche se meno che in Brucia la città.
Sì. La ripetizione mi affascina molto. Ho iniziato ad usarla quando lavoravo ai miei primi racconti. Ascoltavo il primo album dei Ramones dove le canzoni si ripetono molto al loro interno, solo dopo ho scoperto che il cantante del gruppo era autistico. La ripetitività mi piace, dà musicalità, dà il ritmo, caratterizza i personaggi ed è molto utile, può anche dare un risvolto comico alla situazione.
Ti auto-citi molto in questo romanzo.
Vero. Quando Gaia scopre di aver speso 10 euro alla Mondadori e non se ne sa spiegare il motivo, poi si ricorda di aver comprato quella che credeva essere la biografia di Irene Grandi Bruci la città e lo riporta indietro perché lo ritiene fallato. E’ successo davvero. Una ragazzina ha comprato il mio libro e l’ha riportato indietro alla Feltrinelli di Piazza Castello a Torino, dove lavora una mia amica. ‘Posso cambiarlo? E’ fallato’ ‘Prego’; peccato che dopo aver controllato tutta la pila, tutta la pila fosse fallata. ‘Ci sono troppe pagine stampate uguali’, la contropartita della tecnica della ripetizione.”
Oltre a molte ripetizioni, anche se meno che in Brucia la città, ci sono molti elenchi…
Sono un maniaco di cataloghi, di qualunque genere, amo compilare liste ed elenchi e anche questo mi aiuta a dare il ritmo a ciò che scrivo.
Gli uomini di cui parla nel romanzo sono piuttosto dei ‘non-uomini’…
Sono gli uomini che si vedono adesso negli ambienti che frequenta la protagonista del mio libro. Incerettati, incremati, super-abbronzati e palestrati, ore e ore davanti allo specchio peggio di una donna. ‘Il marrone è il nuovo nero e l’uomo la nuova donna’, dice Solaria, una delle amiche di Gaia. Mi è capitato di poter chiedere come mai si depilassero i calciatori a due giocatori dell’altra squadra (Culicchia è un torinista sfegatato, autore di Ecce Toro, N.d.R.), la risposta che mi sono sentito dare è stata ‘è per via di tutti i massaggi cui ci sottoponiamo, per il massaggiatore sarebbe più difficoltoso con tutti i peli’. Sarà, ma la risposta non mi ha soddisfatto, e sempre più si sentono donne che dicono ‘l’homo ha da puzzà’.”

Se siete curiosi correte in libreria ad acquistare la vostra copia di Venere in metrò. Se, invece, prima volete passare un’oretta tra brani letti dall’autore e riflessioni in proposito non perdetevi i prossimi appuntamenti con Giuseppe Culicchia:
venerdì 5 ottobre h. 18.00 Novara Libreria Ibs
sabato 13 ottobre h. 16.30 Rivoli Libreria Mondadori
mercoledì 17 ottobre h. 21.00 Torino Circolo dei Lettori
giovedì 18 ottobre h. 18.00 Grosso Canavese (Torino) Pasticceria Benzo & Benzo
mercoledì 24 ottobre h. 21.00 Torino Libreria Golem

Buona lettura, lo amerete come lo abbiamo amato noi, speriamo.

Veronica Sgobio

50 sfumature e il potere editoriale del sesso

Mondo, 11 Settembre 2012.
I meteorologi ci avvisano che tra pochi giorni arriverà l’autunno con le sue temperature fresche e le brezze che fanno rabbrividire. L’estate 2012, però, ci seguirà ancora per un bel po’ a causa dei suoi tormentoni, (vedi l’articolo di TheTweeter sul “Pulcino Pio”  qui),  non solo musicali.
E’ uscita proprio insieme ai primi caldi la trilogia più bollente dell’estate.
50 sfumature di grigio, nero e rosso hanno fatto parlare molto di sé e sono stati i protagonisti assoluti delle spiagge di tutto il mondo.

Fenomeno editoriale di quest’estate si tratta dei primi tre romanzi pubblicati da E.L. James, diventati famosi, e mandati alle stampe, grazie al passaparola, la pubblicità gratuita e più vecchia del mondo. La storia di base è in realtà quella che nel mondo virtuale è definita una “FanFiction”, sarebbe a dire una storia che ha come spunto di partenza personaggi di libri e film, o attori, o cantanti e chi scrive ne inventa nuove personalità alla prova con esperienze ai limiti della realtà.
E’ così che è nata questa saga, partendo dai libri della più famosa saga della Meyer, Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Dawn e dai suoi personaggi, E.L. James ha creato la sua storia… Piccante.

Le donne di tutto il mondo e di tutte le età sono state attratte dalle “50 sfumature di tenebra” di Christian Grey, il bell’imbusto protagonista maschile di questi tre libri che si innamora perdutamente di Anastasia Steele, impacciata ventunenne neolaureata.
Lui bello e impossibile, lei bella che rifiuta di crederlo e viene attirata da questo misterioso giovane uomo d’affari che la porta con sé ad esplorare i più reconditi desideri della sessualità umana.
No, non avete letto male.

E’ proprio questo il fenomeno che ha fatto impazzire milioni di lettrici in tutto il mondo, una storia passionale condita con tanto peperoncino piccante da mandare in overdose, di nuove scoperte, chi non è a conoscenza dei vari termini con cui vengono indicate le innumerevoli attività sessuali al limite di sado maso, bondage e altre pratiche estreme che si possono leggere tra le pagine di questa saga.

Ha fatto parlare di sé, e anche sparlare.
Perché, diciamocelo, se ha venduto così tante copie in tutto il mondo, battendo altre opere forse più degne di nota, è per l’argomento che tratta, non di sicuro per il modo di scrivere, che è, senza ombra di dubbio, quello tipico delle fanfiction che si trovano girando per i vari siti web del caso, su cui possono pubblicare storie proprio tutti, a patto che abbiano un account per quella piattaforma.
Insomma, se le 50 sfumature hanno attirato lettori è perché non è la letteratura che chiama, ma il sesso.

Veronica Sgobio

Camicie verdi molto, ma molto, costose. Quanto ci fa spendere la Lega?

24 maggio 2012, l’Istituto Bruno Leoni ha presentato il libro di un suo giovane economista, Andrea Giuricin, intitolato “Dai cappi alle scope”, u’analisi del prezzo che abbiamo pagato a causa del partito più romano di tutti, la Lega Nord, appunto.

Per stuzzicare il vostro interesse riportiamo alcuni dei punti sui quali si sofferma l’autore:

1) L’opposizione senza se e senza ma all’abolizione delle province, che è costata circa 2 miliardi di euro.

2) Il trasporto pubblico locale, nelle aree sotto il controllo del partito di Borghezio, Venturi, Castelli, Bossi e del “barbaro sognante” Maroni, operato da aziende nominate, quindi senza una gara d’appalto. Secondo Giuricin, su questo punto si sarebbero potuti risparmiare altri 2 miliardi.

3) Il flop ridicolo del federalismo, usato solo per creare “ministeri abusivi” a Monza, senza chiudere quelli a Roma, aumentando i costi della burocrazia.

Non abbiamo voluto parlare o citare i problemi giudiziari di questa forza politica perché siamo convinti che le preoccupazioni maggiori non debbano essere costituite da ciò che è stato fatto illegalmente, ma da  quello che è stato fatto nella perfetta legalità.

Vittorio Nigrelli