Elogio del picchettaro.

Si sveglia la mattina, si veste, prepara i panini ed esce di casa. Il suo è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. Per la sua famiglia, per tutti, per la gente, come il tipo della pubblicità della Conad.

Deve fermare Letta, Monti, ma anche l’Euro, l’Europa, il Bildelberg di cui fa parte Letta, la speculazione finanziaria che ci sta uccidendo, i cinesi che rubano i posti di lavoro, il MUOS, gli ambulanti abusivi, gli abusivi, i non abusivi, il neoliberismo selvaggio, i raccomandati, i derivati, la dittatura del mercato, le privatizzazioni, l’Imu, la tares, la tarsu, la tirsu, la disoccupazione dilangante, l’Ilva, l’evasione, i francesi che comprano Alitalia, l’olandese che compra l’isola di Budelli, gli spagnoli che comprano Telecom; deve mandare a casa tutti, tanto sono tutti ugualmente ladri; a casa anche Renzo Piano, perché il grattacielo del San Paolo è una cacata. 

Per fermare tutto ciò, per cambiare il mondo e renderlo un posto migliore, questo eroe contemporaneo, privo di denaro e mezzi, e tuttavia dotato di raro senso d’abnegazione, ha un solo modo: bloccare te.

Sì, te, inutile lettore che i questi giorni sei stato fermato all’incrocio da un picchetto o forse due, tu che fai finta di niente; tu che dici “voglio andare a casa, voglio andare al lavoro, voglio andare all’università a dare un esame”, e magari ti sei pure lamentato. Ingrato!

Ti sembra il modo di ringraziare chi ti sta salvando desiderare che qualcuno investa un picchettaro?

Non capisci che lo sta facendo per te? Che se in fondo stai fermo per un paio d’ore almeno gli fai compagnia, guarda che lui è lì dalle 5.30 al freddo per te. Starà congelando, perché non gli offri un posto nella tua macchina riscaldata che avrai ottenuto evadendo.

Vuoi andare al lavoro? Vergognati! Lui l’ha perso, magari se arrivi in ritardo licenziano pure te, così scopri cosa prova, poveretto. 

E non provare a domandare: “in che modo bloccare me manderà a casa Letta?” La connessione è chiarissima, se non la capisci vuol dire che fai finta di non capirla perché l’ha capita pure lui e non c’è bisogno di ripeterla.

E non provare a scrivere su Facebook “i picchettari sono la peggior specie di manifestante esistente, la più disgustosa forma di protesta, perché colpiscono chi è innocente e limitano la libertà di chi del tutto legittimamente non aderisce a una manifestazione”. Non è vero, tu non sei innocente, li hai votati (pure lui, ma chissenefrega, adesso ci ha ripensato e poi mica può fare picchetto contro se stesso a letto). 

E non provare a dire “se lo fai per me grazie mille, eh, ci mancherebbe, però va bene così, non ti disturbare”. Tu non sai cos’è meglio per te. 

Quindi, nei prossimi giorni, quando qualcuno ti si parerà davanti e ti dirà “di qua non si passa, devi tornare indietro”, non tentare di metterlo sotto, non pensarci neanche; non insultarlo, non odiarlo.

Ammiralo, amalo, osannalo, perché ti sta bloccando per te.

Ringrazialo, abbraccialo e dagli una fetta di culo, così almeno mette qualche proteina nel panino; perché c’è crisi e il picchettaro ha fame, maledetto neoliberismo selvaggio.

Vittorio Nigrelli

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Buongiorno un cazzo

Dopo l’esame di Storia della Filosofia che ha bloccato le mie pubblicazioni, eccoci di nuovo qui con tre storie per voi! Buongiorno un cazzo!

  1. La mia ragazza ha trovato un modo originale di rompere. Ha comprato una Coca-cola con sopra il nome; la pubblicità dice: “da dividere con un amico”.
  2. Ieri quando mi sono seduta in metro ho visto davanti a me un ragazzo visibilmente in cattive condizioni. In effetti poche fermate dopo si è chinato e ha cominciato a vomitare. Il mio riflesso è stato quello di porgergli la mia borsa.
  3. Mio marito mi ha dato una mano a fare i cartoni per il trasloco (ci mancherebbe altro ndr). Su tutti i cartoni ha scritto “vario”.

Vittorio Nigrelli

Buongiorno un cazzo

In piena sessione esami, vi salutiamo con un calorosissimo buongiorno un cazzo! Ecco le storie della settimana.

  1. Di solito viaggio in moto. Quando vado in macchina, quindi, faccio molta attenzione ai motociclisti, e se ne vedo che mi sta superando mi sposto un po’ a destra, ricevendo come sempre un gesto di ringraziamento. Stamattina il motociclista mi ha ringraziato, ma non solo: ha anche chiamato i soccorsi per tirarmi fuori dal fosso in cui sono finito.
  2. Stamattina vado a svegliare i miei figli e trovo quello di 10 anni che dorme per terra. Spiegazione sua: “Così non devo rifare il letto e non arrivo in ritardo”.
  3. Ieri ho visto mio figlio di quattro anni gettare a terra una chiocciola. Chiedendo spiegazioni ho ottenuto la risposta: “Non mi ha disubbidito, va punita!”, schiacciando sotto la suola quello che rimaneva dell’animaletto. A giudicare dallo stato del pavimento, quella chiocciola non era la prima ad aver disubbidito.

Vittorio Nigrelli

 

Buongiorno un cazzo

Ecco le storie della settimana: buongiorno un cazzo a tutti voi!

  1. Ieri mi sono addormentata sulla spiaggia. Previdente, ho alzato gli occhiali per non avere il segno intorno agli occhi. Durante il sonno sono scivolati, e ora ho due gran bei cerchi bianchi sulla fronte.
  2. Durante il mio corso di polacco, studiando le parole che riguardano l’ambiente e la natura, sono arrivato alla conclusione che dobbiamo combattere l’inquinamento. Non perché fa male, non perché è brutto rovinare il mondo in cui viviamo; solo per poter eliminare dal vocabolario polacco la parola “inquinamento”: “zanieczyszczenie”.
  3. Oggi ho avuto la gioia di leggere il primo tema di mio figlio, dedicato alla mamma. Comincia così: “Cara mamma, sei antipatica quando passi davanti alla televisione mentre gioco alla playstation”.

Vittorio Nigrelli

Buongiorno un cazzo

Dopo una settimana di “The Best of Biennale Democrazia” (Il Salone del Libro), torniamo con nuove storie. Buongiorno un cazzo a tutti voi!

  1. Ieri ho chiesto alla mia ragazza cosa le piacerebbe per il nostro anniversario. Risposta: “Che te ne fossi ricordato”. Era un mese fa.
  2. L’altro giorno, mentre ero in macchina fermo al semaforo, un ladro in moto ha spaccato il finestrino e ha preso la sacca del mio PC, dove c’erano anche documenti e cellulare. Nel panico del momento, l’unica cosa che sono riuscito a dire uscendo dall’auto è stata: “Coglione, la porta era aperta!”
  3. Ieri, mentre portavo un pesantissimo quanto fragile specchio in casa, ho dovuto assistere impotente al volo di una gigantesca ape che, con tutta calma, è atterrata sul mio braccio, ha camminato un po’, e poi ha deciso di fare seppuku (suicidio rituale giapponese, ndr).

Vittorio Nigrelli

Buongiorno un cazzo

Ecco le storie di questa settimana: buongiorno un cazzo a tutti voi!

  1. L’altro giorno abbiamo scoperto che il nostro bebè, Thomas, è allergico al gatto. Io e mio marito abbiamo dovuto spiegare a nostra figlia di sette anni che dovrebbe parlare con le sue amiche, per vedere se possono tenere almeno uno dei nostri tre gatti. Per gli altri troveremo qualche sistemazione. Risposta: “Perché cercare tre famiglie, basta trovarne una sola che voglia tenersi Tommy”.
  2. Sono un professore di liceo, e ieri mi è capitato di beccare uno studente che trafficava con qualcosa sotto il banco. Pensando che stesse usando il cellulare gli ho detto di farmi vedere cosa aveva in mano. Si è rifiutato. Ho insistito arrabbiandomi e lui tutto imbarazzato ha teso la mano nella quale c’era una gigantesca caccola.
  3. Ho appena colorato i miei capelli di rosso e oggi ho deciso di fare una treccia. Il commento del mio ragazzo: “se ne fai due assomigli a Obelix”.

Vittorio Nigrelli

Buongiorno un cazzo

Nuova settimana, cari lettori, nuovo saluto: buongiorno un cazzo a tutti voi! Ecco le storie inviate da voi o raccolte sul web.

  1. Il mio compagno ed io abbiamo organizzato un week end romantico: cena a lume di candela, hotel lussuoso, colazione tardi. Abbiamo concluso a casa mia, cibo cinese, un croissant la mattina. Il mio cane ha distrutto la nostra smartbox da 200 euro. 
  2. Ho mandato la mail al mio allenatore dicendo che a causa di un problema al polso non parteciperò alla prossima sessione. La mail di risposta conteneva una sola foto, di un monco che faceva sollevamento pesi. Ok, messaggio ricevuto.
  3. Sto tornando a casa. Mi accorgo di essere seguita. Mi metto a correre. Lui si mette a correre. Presa dal panico gli lancio la borsa della spesa. Era mio padre.

Vittorio Nigrelli