Incidente sul palco per Sasha Baron Cohen durante i Britannia Awards 2013. [VIDEO]

19 Novembre 2013.

Durante le premiazioni, si sa, a far parlare, più dei premi assegnati, sono gli avvenimenti strani a essi legati. I Britannia Awards 2013 non hanno fatto eccezione.
L’assegnazione del premio Charlie Chaplin per l’Excellence in Comedy è stato annunciato da Salma Hayek ed è stato assegnato a Sasha Baron Cohen, volto noto dei film comici da Borat a Bruno al Dittatore. L’attore era accompagnato dalla moglie Isla Fisher, altro volto noto del cinema (ricordate “I love shopping”?) e sul palco della premiazione era presente anche una signora di 87 anni che, dopo l’annuncio del vincitore, ha consegnato il premio all’attore, in quanto una delle poche persone ancora vive ad aver recitato con Chaplin.

Ciò che è successo dopo ha dell’incredibile.
Sasha Baron Cohen ha ricevuto il bastone usato da Chaplin nel film “City lights” in cui l’anziana signora è comparsa all’età di 5 anni.
L’attore ha poi improvvisato, per festeggiare la vittoria, un balletto che ricordava molto, nello stile, proprio l’attore comico cui il premio vinto è intitolato.
Un finale di premiazione che lascia tutto il pubblico a bocca aperta.

 

Ecco la seconda parte dell’incidente sul palco dei Britannia Awards 2013.

Ammettetelo a voi stessi.
Sasha Baron Cohen ve l’ha fatta anche questa volta! Non preoccupatevi, però, non siete stati i soli, anche le star presenti alla serata, vedi George Clooney, Ralph Fiennes e Julia Roberts ad esempio, non sapevano nulla dell’orchestrazione magistrale dell’incidente fatale.
I nostri complimenti signor Baron Cohen, una dimostrazione che l’Excellence in Comedy non poteva andare che a lei.

Veronica Sgobio

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Snowden chiede asilo politico anche all’Italia.

“ANSA – C’e’ anche l’Italia tra i 21 Paesi cui Snowden ha chiesto asilo politico. Lo si legge nel sito di Wikileaks che pubblica la lista in cui ci sono diversi Paesi Ue tra cui Germania, Francia, Spagna. Ecco la lista: Austria, Bolivia, Brasile, Cina, Cuba, Finlandia, Irlanda, Olanda, Nicaragua, Norvegia, Polonia, Russia, Svizzera e Venezuela. Le richieste sono state presentate il 30 giugno al consolato russo dell’aeroporto moscovita, da Sara Harrison, legale attivista Wikileaks.”

Ansa si dimentica di Ecuador, Islanda e India. Quest’ultima ha peraltro già annunciato che non considererà la richiesta.

Ieri sera secondo la testata russa “La Voce della Russia”, Putin avrebbe affermato che non ci sarebbero problemi ad accettare la richiesta, a condizione che l’uomo “cessi il suo lavoro per danneggiare i nostri partner americani.”

Intanto sul sito di Wikileaks è stata pubblicata una dichiarazione di Snowden (traduzione di Carlotta Prandi):

Una settimana fa ho lasciato Hong Kong dopo che è diventato chiaro che la mia libertà e la mia sicurezza erano minacciate perché avevo detto la verità. Finora ho dovuto la mia libertà agli sforzi degli amici, vecchi e nuovi, alla mia famiglia e a molti altri che nemmeno conosco e probabilmente non conoscerò mai. Ho messo la mia vita nelle loro mani e loro hanno ricambiato questa fiducia; li ringrazierò sempre.
Giovedì, il presidente Obama ha dichiarato al mondo intero che non avrebbe concesso “wheeling and dealing” ( lett. non avrebbe concesso “intrallazzi”, intrighi) per quanto riguarda il mio caso.
Tuttavia ora si sa che dopo averlo dichiarato, il presidente ha ordinato al vice presidente di fare pressioni sui leader delle nazioni a cui avevo chiesto asilo politico affinché mi fosse negato.
Questo tipo di raggiro operato da un leader mondiale non è sinonimo giustizia, e non lo è nemmeno l’illegale pena all’esilio. Questi sono i vecchi e sgradevoli strumenti dell’ aggressività politica.
Il loro fine è quello di spaventare non tanto me, quanto coloro che verranno dopo di me.
Per decenni gli USA sono stati tra i più convinti difensori del diritto all’asilo politico.
Sfortunatamente questo diritto, rivendicato e votato dagli americani nell’articolo 14 della dichiarazione universale dei diritti umani, viene ora respinto dall’attuale governo del mio paese.
L’amministrazione sotto Obama ha cominciato a servirsi strategicamente della cittadinanza come di un’arma.
Sebbene non sia colpevole di alcun reato, mi è stato revocato il passaporto.
Senza un ordine giudiziario, l’amministrazione tenta di impedirmi l’esercizio di un diritto basilare. Un diritto che appartiene a tutti. Il diritto all’asilo politico.
In fondo, il governo di Obama non è spaventato da me e dagli altri informatori come Bradley Manning e Thomas Drake. Noi non abbiamo più una cittadinanza, siamo imprigionati e impotenti.
No, il governo di Obama teme voi. E’ terrorizzato da un pubblico cosciente, arrabbiato, che esige un governo costituzionale quale quello promesso, come dovrebbe essere.
Io sono fermo nelle mie convinzioni e impressionato dalla partecipazione di tante persone.

E. J. Snowden

Giornalisti di “Le Monde” testimoniano l’uso di armi chimiche in Siria.

Dans le quartier de Jobar, le 4 avril 2013, les combattants de la brigade Tahrir Al-Sham (Libération de la Syrie) progressent vers la ligne de front.

In un lungo e dettagliato articolo – per leggerlo in francese cliccate qui – il giornalista di Le Monde, Jean-Philippe Rémy, racconta le testimonianze dei ribelli, colpiti in due località, Damasco e Jobar, da armi chimiche ancora non identificate.

I soldati dicono che gli attacchi sono cominciati i primi giorni di aprile. Prima c’è un debole suono metallico, “come di una lattina che cade”, qualcosa che chi è abituato a all’esplosione di bombe e spari ignora facilmente. Poi, senza nessun odore, senza che vi sia fumo, i soldati cominciano a tossire, vomitare, vedere tutto buio. I medici spiegano i sintomi: “Le persone che arrivano hanno problemi respiratori. Le pupille sono ritratte, alcuni vomitano. Non sentono più nulla, non parlano, i muscoli respiratori sono del tutto inerti. Se non si combattono i sintomi è la morte“. La prima sembra risalire al 18 aprile.

Se il racconto fosse solo quello dei ribelli potremmo ben liquidarlo come un tentativo di screditare ulteriormente gli avversari (che peraltro accusano a loro volta gli stessi ribelli di far uso di armi chimiche).

Il problema è che, sempre in aprile, in uno di questi attacchi chimici è stato coinvolto anche un fotografo di Le Monde, che in seguito all’intossicazione ha sofferto per quattro giorni di problemi respiratori.

L’attacco spiegano i ribelli, non è mai massiccio, ma concentrato in pochi punti, quelli in cui la lotta è più dura, quelli in cui le trincee sono così vicine che i soldati si insultano senza bisogno di urlare.

Un combattant de la brigade se faufile, le 3 avril 2013, dans des tranchées entre les maisons situées en face de la place stratégique des Abbasides, l'un des verrous de Damas.

Obama l’agosto dell’anno scorso aveva detto che l’uso delle armi chimiche sarebbe stata una “linea rossa” che, se oltrepassata, avrebbe portato all’intervento delle potenze straniere sul suolo siriano. Turchia, Stati Uniti e Israele hanno più volte affermato di avere prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte delle forze di Assad (anche se, ricordando la balle di Bush sulle armi irachene, la parola degli Stati Uniti decisamente non ci basta).

Aleppo, Siria.

Cosa potrebbe succedere però ora, dopo che giornalisti di una testata importante testimoniano che Assad ha oltrepassato la linea rossa?

Nei prossimi giorni scopriremo le intenzioni di due degli ultimi vincitori del Premio Nobel per la Pace: Obama e l’Europa. 

Per ora i medici fanno quello che possono.

I rimedi vanno dall’installazione di docce vicino al fronte per permettere ai contaminati di lavarsi e evitare possibili contagi, alle iniezioni di atropina; un medico afferma di aver ricevuto un paziente a cui ne ha somministrate 15 in rapida successione, “un rimedio da cavalli” ha affermato.

Gli ultimi attacchi si sono verificati ad Adra, Otaiba e Jobar.

Vittorio Nigrelli

 

The Right To Bear Arms, ovvero le ragioni degli americani che vogliono tenersi le proprie armi.

Durante le scorse elezioni americane, trovavo curioso un fatto: negli USA la battaglia tra Romney e Obama era serrata, le percentuali li davano molto vicini, anche se sempre con un leggero vantaggio per Obama; in Italia, la percentuale di giornalisti, speakers e commentatori al bar che tifavano per Obama era del 90%.

Durante la notte elettorale, che passai a Torino, in una spaziosa e strapiena sala in cui vi era il team della Stampa al completo, il clima era identico.

Strano, no? Questo consenso quasi unanime verso una sola parte politica che nel proprio paese prende poco più del 50%… Sembra quasi che da noi arrivi un solo punto di vista, quello dei democratici, quello di Obama.

La stessa cosa capita quando si affronta l’argomento di cui vi vorrei parlare oggi, ovvero il Secondo Emendamento, quello che protegge il diritto di ogni cittadino americano di possedere e portare armi.

Le ragioni di chi, come Obama, vuole imporre una rigida regolamentazione (Gun Control) le conosciamo, vengono ripetute quasi quotidianamente. “Basta massacri, che bisogno ha un cittadino di possedere armi d’assalto, le armi dovrebbero averle solo polizia e esercito, perché non fare come a Chicago, città che è stata dichiarata “gun free zone” ecc…”

Ma prima di giudicare e dire cosa dovrebbero fare gli americani, ci fermiamo una sola volta a pensare se ci sono delle ragioni per le quali i cittadini non hanno nessuna intenzione di mollare le proprie armi? La stampa italiana liquida la questione con “le Lobbies delle armi sono potentissime e bloccano le leggi buone e giuste di Obama (inchino)”. Maledetti Poteri Forti… A noi però sembra un po’ riduttivo.

Negli Stati Uniti 80 milioni di persone hanno il porto d’armi, una cifra non troppo lontana da quella degli aventi diritto di voto che vanno effettivamente a votare.

Il consenso popolare intorno al Secondo Emendamento poggia su qualcosa di più degli interessi di potentissime multinazionali.

In questo articolo non diamo giudizi di valore, non vogliamo arrogarci il diritto di dire chi ha ragione e chi no, ma vogliamo fare qualcosa di onesto.

Perché sentire un’unica parte quando si giudica un caso non è proprio la migliore procedura percorribile durante un processo.

Qui, oggi, vogliamo dare un elenco delle ragioni addotte da quel muro compatto di persone contro le quali Obama sta andando a sbattere malamente la testa; persone che sono più o meno tranquille, come noi, non pazzi assatanati e assetati di sangue. Persone che pensano che Obama stia tagliuzzando la Costituzione in piccoli pezzettini.

Le ragioni:

  1. Paura di quello che uno Stato con il monopolio delle armi può fare, di quello che hanno già fatto gli Stati e i governi con il monopolio delle armi. Ecco alcune delle immagini che girano su pagine fb come “The Right To Bear Arms“.
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Ho visto un film in cui solo polizia e militari avevano le armi. Si chiamava Schindler’s List.

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Il controllo delle armi funziona bene se tu sei quello che controlla le armi.

“Solo polizia e militari dovrebbero avere armi” Tipico attivista contro le armi.
“I tedeschi che desiderano usare armi da fuoco dovrebbero unirsi alle SS o alle SA; i cittadini normali non hanno bisogno di armi […]” Heinrich Himmler

“Se ogni famiglia ebrea e “anti-Nazista” avesse posseduto un fucile Mauser, 20 caricatori e la volontà di usarli, Adolf Hitler sarebbe una misconosciuta nota a margine della Storia della Repubblica di Weimar” Aaron Zelman

2. Il Gun Control colpisce i sobri per fermare gli ubriachi e i pirati.

Quello che tentano di dimostrare gli attivisti pro-armi è che quando si impone una legge contro le armi è un po’ come… togliere le macchine ai sobri perché dei pirati della strada hanno fatto una strage. La cosa peggiore è che i pirati possono continuare a fare stragi tranquillamente, come e più di prima, perché tutti gli altri vanno a piedi (ovvero sono disarmati). Il concetto è esemplificato in queste vignette:

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Il normale cittadino con il Gun Control rimane senz’armi, a differenza del criminale.

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Tranquillo cittadino in una città “Gun Free Zone”: “Ehi, aspetta un attimo… C’è il divieto di portare armi in questa città… Non puoi farlo, noi Democratici abbiamo passato una legge! Dovrebbe essere tutto rose e fiori d’ora in avanti!!!”
Criminale che se ne frega del divieto: “Ottimo, un altro di questi polli”

“Cosa vede il normale cittadino”
“Cosa vede il criminale”

La loro conclusione è che le “Gun Free Zone”, le zone in cui è vietato portare armi, sono in assoluto le più pericolose, perché le persone per cui il divieto è stato imposto sono le uniche a infrangerlo, mentre i bravi cittadini che seguono il divieto rimangono inermi.

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Chicago. Tutta la città è “Gun Free Zone”. Guida la classifica nazionale del numero di omicidi.

“Va be’, ma dovrebbe occuparsene la polizia!”

Anche per questo chi sostiene con forza il Secondo Emendamento ha una risposta, ovvero: “che bisogno c’è degli estintori in casa, in ufficio, a scuola, se esistono i vigili del fuoco?” Se conoscete la risposta a questa domanda, sapete perché i cittadini americani preferiscono avere un’arma a portata di mano piuttosto che un cellulare.

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3. Sicurezza in casa e fuori di casa. Molto apprezzate dagli attivisti pro-guns, sono le statistiche sulla criminalità.

Per esempio quelle sugli stupri, che magicamente diventano meno numerosi quando gli stupratori hanno paura di ricevere un caricatore addosso.

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Nel 1966, la città di Orlando rispose a un’ondata di violenze sessuali offrendo alle donne corsi sull’utilizzo delle armi da fuoco. L’anno successivo gli stupri diminuirono del 90%.

Ricorda, Colorado. Non lasciare che ci portino via le nostre armi. Ricorda che questo… è meglio di questo.”

A chi protegge il proprio diritto a detenere un’arma, sembra che gli anti-guns preferiscano soffrire per la triste sorte di una ragazza violentata e magari uccisa piuttosto che vedere quella stessa ragazza spiegare alla polizia perché c’è un uomo a terra con diversi buchi nella pancia.

Le statistiche dicono anche che i furti in casa sono decisamente minori se i ladri temono di trovare dei padroni armati di fucile all’interno dell’abitazione (come dar loro torto).

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Benvenuto in casa mia. Quella porta chiusa era lì per la TUA protezione.

Ecco una serie di percentuali utilizzate per cercare di dimostrare che colpire i sobri non ferma gli ubriachi.

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Fonti: FBI & Cato Institute.

4. Ma come viene affrontato l’argomento più scottante, ovvero quello dei massacri?

La risposta è che dove sono stati compiuti massacri, la legge vietava ai cittadini di detenere armi, armi che avrebbero potuto proteggerli. Una delle immagini che girano di più dice: “Proteggiamo il Presidente con uomini armati, il Congresso con uomini armati, le Banche con uomini armati, le nostre case con uomini armati, i nostri bambini con… un cartello con su scritto “Gun Free Zone”.

5. Per concludere, mi piacerebbe pensare che qualcuno possa dire “be’ allora? Quali che siano le ragioni per tenersi le loro armi, Obama sa cosa è giusto e può toglierle loro usando la forza, se è proprio necessario”.

Problema: quando si dice che gli americani non hanno nessuna intenzione di cedere sul Secondo Emendamento, si intende dire che sono disposti a tutto per proteggerlo. Chi volesse andare in giro a sequestrare armi facilmente riceverebbe solo le pallottole.

E poi… Durante il primo giorno della stagione di caccia, nel solo Stato della Pennsylvania, ci sono più uomini armati di tutti gli agenti federali presenti sull’intero territorio; non della Pennsylvania, ma degli Stati Uniti. Questi uomini armati non hanno nessuna intenzione di cedere ad Obama, e hanno la forza per difendersi da qualunque tentativo violento di imporre loro alcunché.

Come dicono spesso queste persone:

“Un giorno, il diritto di portare armi ci servirà per difendere tutti gli altri diritti”.

Spero di avervi dato una panoramica delle ragioni dei pro-guns activists. Ci sono tanti altri argomenti, ma non volevo appesantire l’articolo. Senza l’intenzione di convincervi di qualcosa, volevo porvi nella condizione di giudicare in un processo in cui entrambe le parti possono far sentire la propria voce.

Vittorio Nigrelli

Sì ai matrimoni gay in Francia.

25 Aprile 2013.
E’ dell’altro ieri l’approvazione definitiva dei matrimoni gay in Francia. L’articolo 143 è stato modificato e ora proclama “Il matrimonio – si legge – è contratto tra due persone di sesso opposto o dello stesso sesso”, tutte le disposizioni e conseguenze, come anche l’età di chi decide di unirsi in matrimonio, rimangono invariate rispetto a quanto si leggeva in precedenza.
La Francia diventa così il 14° Paese ad approvare l’unione matrimoniale tra persone dello stesso sesso e non sono mancate le numerose polemiche, cos’ come varie manifestazioni di sdegno in piazza da parte degli accaniti oppositori di questa linea sociopolitica.
La destra ha minacciato, infatti, di fare ricorso perché non ritiene che questa sia una misura positiva per la società. Le fazioni favorevoli, così come le associazioni gay, dichiarano che questo è un grosso balzo in avanti, uno sguardo al futuro e all’evoluzione della società che, indubbiamente, si sta evolvendo.

Se la questione matrimonio sembra essersi praticamente stabilizzata, seppure con problemi di natura gestionale a Parigi dove cattolici e altri oppositori manifestano asserragliando la città, quella dell’adozione a genitori dello stesso sesso rimane ancora una questione spinosa da accettare.
Il 50% della popolazione francese, infatti, non vedo come appropriato l’affidamento di un bambino a due mamme o due papà.
Sicuramente quello che si augurano le associazioni più libertarie è di giungere a un accordo soddisfacente per cui anche questa questione possa smettere di generare così tanti pregiudizi. Un passo alla volta.

Veronica Sgobio

Bombe al traguardo della maratona di Boston. I motivi sono ancora sconosciuti.

16 Aprile 2013.
A Boston, ieri, la maratona si è conclusa in tragedia. Quella che era iniziata come una placida manifestazione sportiva, infatti, è stata trasformata in un incubo per tutti i presenti, ma anche per chi non era lì in quel momento. Al traguardo sono esplose due bombe, che sono state riconosciute come due pentole a pressione, che hanno portato alla morte tre persone, tra queste un bambino di 8 anni, e ne hanno ferite più di 140.
Le immagini shock fanno il giro del web mentre Obama e FBI parlano di un possibile attentato terroristico, le cui cause, però, ancora non sono state accertate.
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Ecco che sui maggiori Social Network si alza la voce di chi scrive con l’hashtag #prayforboston lanciando messaggi di solidarietà e di vicinanza, quantomeno spirituale, alle vittime. Messaggi per il bimbo di 8 anni, per le altre due vittime e per i numerosi feriti che anziché trovarsi alla fine di una maratona si sono trovati all’inferno.

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Anche la Redazione di TheTweeter è vicina alle vittime di Boston.

Veronica Sgobio

Thanks Mrs. Thatcher

Il ritardo con cui ho scritto questo articolo mi ha dato la possibilità di sentire gli elogi, gli insulti e le cretinate piovuti addosso ad lettori, ascoltatori e telespettatori dopo la morte, a 87 anni, di Margaret Hilda Thatcher (1925-2013).

Trasformata dai media italiani di sinistra da figlia del droghiere di Grantham in mostro guerrafondaio e selvaggia libbberista (scritto con tre “b”).

Qua una raccolta di commenti da parte dei leader di tutto il mondo. Alla fine trovate quello di un papabile Presidente della repubblica nostrano.

Cameron: “Con grande tristezza ho appreso della sua scomparsa. E’ stato un grande leader, un grande primo ministro e una grande britannica. Margaret Thatcher ha salvato il nostro Paese. La sua eredità resterà non solo negli anni a venire, ma nei secoli”

Obama (non proprio un liberista): “Il mondo ha perso uno dei grandi campioni della libertà e l’America ha perso una vera amica”.

Nick Clegg (viceministro liberldemocratico del UK): “Da qualsiasi parte politica la si guardi, non si può negare che come primo ministro abbia lasciato un’impronta unica sul Paese che ha servito”.

Boris Johnson (sindaco di Londra, quello che va al lavoro in bicicletta): “Il più grande premier dai tempi di Churchill”.

Ed Miliband: “Il Labour è stato in disaccordo con quello che ha fatto e lei rimarrà per sempre una figura controversa, ma rispettiamo grandemente le sue conquiste politiche e la sua forza”.

Gordon Brown (ex-premier laburista): “Anche chi non è stato d’accordo con lei, non può dubitare della forza delle sue convinzioni e della sua enorme fiducia nel destino della Gran Bretagna nel mondo”.

Bill Clinton: “Come molti altri, rispettavo la convinzione e l’autonomia di cui diede prova durante una vita rimarchevole, rompendo le barriere, sfidando i pregiudizi e guidando il suo paese”

Martin Schulz (un altro stramaledetto libbberista): “Nonostante le nostre diverse idee politiche, la Thatcher è una figura di rilievo storico e all’inizio del suo incarico fu un’europea impegnata, che ha spinto per il mercato unico. Non importa se si è o meno d’accordo con le sue politiche, la Thatcher dimostra che la politica ha la capacità di essere una forza di cambiamento”

Lech Walesa (ex-premier polacco): “E’ stata un grande dirigente politico che ha fatto molte cose e che ha contribuito alla caduta del comunismo in Polonia e nell’Europa dell’est, insieme a Ronald Reagan, a Papa Giovanni Paolo II e al sindacato di Solidarnosc”.

Ban Ki-Moon: “una pioniera nel suo contributo alla pace e alla sicurezza, in particolare all’apice della Guerra Fredda” sottolinea il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, secondo cui la Thatcher è stata anche “un grande modello come prima donna Primo Ministro del Regno Unito”.

David Hopper:  “Cercheremo di organizzare una festa tutti insieme in coincidenza del suo funerale”.

Romano Prodi, il Mortadella, uno dei papabili per la presidenza della Repubblica (urgh!): “E’ stata la madre della crisi odierna”.

Nichi Vendola: “Perso un pessimo pezzo di storia… Non ci mancherà”.

Ricapitolando: l’universo mondo è in lutto, e noi siamo quelli che hanno l’onore di essere rappresentati in parlamento da statisti, che prima di dire “Thatcher” dovrebbero sciacquarsi la bocca, i quali commentano la straordinaria storia della Thatcher non come se fossero tra i leader di una nazione, ma come se fossero dei sindacalisti concentrati esclusivamente sugli interessi degli iscritti al proprio sindacato.

Girovagando su Facebook ho trovato un bellissimo e politicamente scorretto commento su questa anomalia, scritta da uno studente fiorentino, Alessandro Bessi, che ringrazio per avermi permesso di pubblicarlo:

Per fortuna non abbiamo avuto una Thatcher in Italia! Avremmo rischiato di non consegnare alla Storia grandi statisti come Craxi, Dini, D’Alema, Prodi e Berlusconi! Per fortuna non abbiamo avuto una donna capace di emergere grazie alla propria determinazione! Avremmo rischiato di non assistere alla magnifica invenzione delle quote rosa (che importanza hanno le competenze? L’importante è che una buona percentuale di individui in Parlamento sia dotato di vagina… forse l’hanno scambiata per l’Arca di Noè!).

Per fortuna non abbiamo avuto una donna in grado di portare avanti le sue idee con fermezza e decisione. Immaginate cosa sarebbe stata l’Italia senza i passi di danza di Casini e Vendola, sempre più attenti allo zero virgola dei sondaggi e alla rassegna stampa del giorno successivo. Eh sì… Ci è andata proprio bene…

Pensate come sarebbe stato brutto avere un politico che si batte (seriamente, non solo nei talk show) per la meritocrazia!

Pensate come sarebbe stato brutto vivere in un Paese dove si ha la piena libertà di avere successo e di FALLIRE (questa brutta parola, come se i fallimenti non fossero i gradini per il successo).

No, no, ma che scherzate? Meglio vivere in uno Stato dove tutti i politici predicano un’uguaglianza contro natura, dove prima o poi saremo tutti ugualmente poveri (forse sperano nel “mal comune mezzo gaudio”), dove le nostre tasse servono a pagare le spese mediche per quei decerebrati che si accoltellano per il derby di Roma, dove… potrei continuare, ma mi fermo qui ché è meglio.

Nota finale: i commenti più imbarazzanti, tra errori di ortografia, balle storiche e cretinate economiche degne di una celebre economista nostrana con il nome simile a quello di un condottiero, penso che siano stati quelli dei lettori del Fatto, che hanno inondato le pagine del sito di Marco Travaglio con manifestazioni di giubilo per “la morte di una schifosa libbberista”.

Meryl Streep in “The Iron Lady”

Osservando l’incapacità di provare compassione per la morte di un avversario, rilevando l’imbecillità politica del gruppo politico che ha raccolto fortunosamente la maggior parte dei parlamentari, scoprendo che qualcuno pensa seriamente che il Mortadella possa diventare Presidente della Repubblica, mi viene in mente l’hashtag spesso utilizzato da alcuni miei amici: #ildefaultcelomeritiamo; un Paese che manda Vendola in parlamento e Prodi al Quirinale il default se lo merita tutto. Ci si vede in coda ai confini.  

Vittorio Nigrelli