Scappa dalla polizia, si schianta contro un autobus e muore. Ancora da identificare l’uomo.

Torino, 6 Novembre 2013.

E’ avvenuto stamattina, intorno alle 5.30, in corso Orbassano all’incrocio con strada del portone il grave incidente che ha visto coinvolti un’Alfa Romeo rubata e un pullman della linea 44.
L’uomo alla guida dell’auto viaggiava a forte velocità per seminare la volante della polizia che lo stava inseguendo, la sua corsa si è arrestata quando è avvenuto il forte impatto con il mezzo della GTT.

L’identità dell’uomo non è ancora stata identificata e sono in corso anche le procedure per una ricostruzione più dettagliata e precisa del grave incidente.
I soccorsi del 118, giunti sul posto, non sono serviti a salvare la vita al fuggitivo che era già deceduto quando è stato estratto dalle lamiere dell’auto.
I passeggeri del pullman sono rimasti illesi, mentre l’autista è stato trasportato in ospedale per ricevere alcune cure.

 

Veronica Sgobio

Annunci

Imprenditore denuncia degli estorsori molto speciali.

Le organizzazioni a cui appartengono i tre criminali non si chiamano Cosa Nostra o Camorra, ma Cgil e Uil. Sì perché A.M., 45 anni,  M.R, 60 anni e P.T., 67 anni sono sindacalisti (aspettiamo comunicati stampa da parte dei sindacati che rendano noti i nomi).

Chiedevano il pizzo a un imprenditore, produttore di etichette e stampati, chiedendogli somme di denaro per evitare che i suoi dipendenti iniziassero scioperi a oltranza. Finora avevano ricevuto 8000 euro. “Guarda un po’, l’imprenditore ha preferito usare i soldi delle mazzette ai tre sindacalisti per pagare invece gli stipendi dei lavoratori. Non avesse pagato nemmeno prima, sarebbe stato decisamente meglio, più etico e persino lungimirante; ma non si può pretendere la santità da chi ha deciso di far soldi con la fatica degli altri…” scrivono senza vergogna su Contropiano, giornale comunista online.

I sindacalisti minacciavano inoltre di interferire sull’accesso alla cassa integrazione da parte della società e hanno tentato in un’occasione di bloccare un’operazione di cessione in fitto di un ramo dell’azienda. .

L’imprenditore, pressato dal momento di crisi, ha denunciato il fatto ai carabinieri che hanno teso una trappola e arrestato i malviventi, cogliendoli in flagranza di reato mentre stavano ricevendo 3000 euro di mazzetta (“spiccioli per miserabili”, commentano su Contropiano).

Vittorio Nigrelli

KEEP CALM AND BUTTA LA PASTA. Guido Barilla e il popolo (isterico) di Twitter.

Ogni tanto parte. Come altre volte, l’isteria di massa su Twitter e Facebook ci regala perle di una stupidità inimmaginabile nell’era 1.0.

A scatenarla stavolta è un’intervista rilasciata alla Zanzara da Guido Barilla

“Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale. Non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale”. Lo dice Guido Barilla, presidente del gruppo Barilla, a La Zanzara. “Noi – dice Barilla – “abbiamo un concetto differente rispetto alla famiglia gay. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell’azienda”.  Ma la pasta la mangiano anche i gay, osservano i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo: “Va bene, se a loro piace la nostra pasta e la nostra comunicazione la mangiano, altrimenti mangeranno un’altra pasta. Uno non può piacere sempre a tutti”. “Io rispetto tutti” – aggiunge Barilla – “facciano quello che vogliono senza disturbare gli altri. Sono anche favorevole al matrimonio omosessuale, ma no all’adozione per una famiglia gay. Da padre di più figli credo sia molto complesso tirare su dei bambini in una coppia dello stesso sesso”.

Cerchiamo di ricapitolare:

1) Guido Barilla non farebbe mai uno spot con una famiglia gay, perché crede nella famiglia “tradizionale”.

2) Nessuno è obbligato a mangiare Barilla, se non piace la comunicazione dell’azienda si può sempre scegliere un’altra pasta.

3) Guido Barilla pensa che ognuno possa fare cosa vuole, basta non dare fastidio ad altri.

Questo “irresponsabile messaggio d’odio” (cito Daniela Tomasino, presidente dell’Arcygay di Palermo) è stato accolto dal popolo dei social con un coro di tweet e retweet di rabbia, il tutto condito con un annunciato boicottaggio da parte di migliaia di utenti.

Ora, intendiamoci, il boicottaggio è uno strumento legittimo dei consumatori per far capire all’impresa che la comunicazione o i prodotti non piacciono.

La cosa meno legittima è attaccare con un’ondata di insulti un uomo colpevole di avere espresso la propria opinione, per quanto distante da quella di una fetta non si sa quanto grande di consumatori (e vicina a quella di altri).

Ieri, quando ho visto montare la marea di tweet e dichiarazioni, ho pensato “ehi! Calma! Non è successo niente, ha solo detto quello che pensava, è diverso da quello che pensate voi, ma perché descriverlo come un fascista e un generatore d’odio?”

balilla

La cosa più irritante di tutta la faccenda sono i politici che mettono il becco nella questione pensando di guadagnare qualche consenso, come Vendola e Ferrero, persone a cui la libertà di espressione dà fastidio; quando è esercitata dagli altri. Qualcuno dice persino “chissà Barilla chi sceglierebbe come testimonial tra Giovanardi e Obama”, dimenticandosi che il Presidente degli USA si è ricordato dei diritti dei gay solo quando gli mancava una manciata di voti per battere Romney.

Anche noi di TheTweeter siamo contenti di saltare alla gola di Giovanardi quando esprime le sue opinioni, ma solo perché lo fa in maniera cafona (“un bacio gay è come vedere qualcuno che piscia per strada” per chi non si ricordasse), stavolta però nessuno ha detto niente di male, se non quelli che hanno cominciato a marciare su una pretesa gaffe, come Buitoni e altri concorrenti, improvvisamente diventati paladini dei gay.

Stamattina è arrivata la notizia delle scuse di Guido Barilla. Non erano dovute, ma se questo basta a calmare gli animi ipersensibili di chi digita, va bene così.

Stasera, se avete provato a farvi venire un’ulcera arrabbiandovi per una cosa così stupida, tornate a casa, fate un bel respiro,

Vittorio Nigrelli

Diritto allo studio non significa posto fisso per tutti i precari

Dal blog Ateniesi, un chiarissimo articolo dell’insegnante (precario) Marco Bollettino.

«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.»

Art. 34 Costituzione Italiana

«Ognuno ha diritto ad un’istruzione. L’istruzione dovrebbe essere gratuita, almeno a livelli elementari e fondamentali. L’istruzione elementare dovrebbe essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale, dovrebbero essere generalmente fruibili, così come pure un’istruzione superiore dovrebbe essere accessibile sulle basi del merito.»

Art.26 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

 

Metto in testa a un articolo che parlerà di insegnanti due definizioni di “diritto allo studio” per rendere chiara una cosa: la scuola è fatta per offrire un’istruzione di base a tutti e permettere ai capaci e ai meritevoli di raggiungere i gradi più alti degli studi, non per garantire un posto fisso agli insegnanti.

Perché il diritto allo studio degli studenti sia pienamente soddisfatto non è sufficiente destinare loro assegni e borse che coprano i costi del loro percorso di studi. Bisogna anche che questo percorso sia di qualità e, perché ciò avvenga, è necessario che anche i loro insegnanti siano selezionati con criteri di capacità e di merito.

Se avete avuto la pazienza di seguire i miei articoli precedenti su come vengono immessi in ruolo gli insegnanti e assegnate le supplenze sui posti vacanti, vi sarete accorti che in Italia si segue un altro criterio. Come ha scritto Anna Fedeli, segretaria nazionale Flc-Cgil «l’unico criterio di merito che va valutato è l’anzianità di servizio, l’esperienza sul campo. Introducendo un criterio diverso si sarebbero discriminati i docenti con una maggiore anzianità, a cui secondo noi va invece data la precedenza».

Anzianità dunque e non merito, sia come strumento di selezione dei docenti sia come metro per stabilirne il salario. Dobbiamo forse stupirci se i nostri ragazzi hanno pessimi risultati in tutti i test internazionali? Eppure non dovrebbe essere troppo difficile selezionare i docenti più bravi e qualificati (e magari espellere dal sistema quelli che lavorano poco e male) in un mercato che vede decine (se non centinaia) di migliaia di precari che aspirano a essere “stabilizzati” e un numero decisamente inferiore di posti ragionevolmente disponibili. Se questo non è avvenuto, e anzi la situazione è peggiorata, è perché in questi anni si è proceduto nel modo seguente:

Il ministero ha seguito una politica ambigua e tentennante. Nel campo della formazione dei futuri docenti ha dapprima avviato percorsi di formazione molto selettivi e costosi (i Tfa) e poi li ha fatti seguire da una sanatoria globale (Pas). Nel campo del reclutamento, analogamente, si è dapprima promesso l’istituzione di concorsi a cadenza regolare e poi si è fatto dietro front dopo il fallimento organizzativo del primo. I sindacati hanno invece sposato la linea del “tutti insieme appassionatamente in coda,” contestando i concorsi e chiedendo al ministero un irrealistico piano di stabilizzazione di tutti i precari della scuola.

Una situazione del genere, in cui alla politica ambigua del governo fa da contraltare una visione miope e poco ragionevole dei sindacati, a farne le spese sono sia gli insegnanti precari (soprattutto i più giovani), sia gli studenti. I primi vengono illusi, come scrive Pietro Ichino, che «prima o poi verrà anche il loro turno» e sono quindi spinti ad attendere un posto fisso nel settore pubblico, che forse non arriverà mai. Ma nel farlo rinunciano a cercare lavoro altrove, proprio quando sono ancora abbastanza giovani per riqualificarsi.

I secondi, invece, si trovano con un corpo docente selezionato sulla base non del merito ma di un criterio di anzianità di servizio: più hai lavorato in passato, più lavorerai in futuro. Certamente, sia tra i docenti, sia tra gli studenti, le eccellenze non mancheranno. Ma saranno eccellenze che si affermano nonostante il sistema, non grazie ad esso. E noi vogliamo, anzi pretendiamo, un sistema scolastico che generi eccellenze, non che le ostacoli.

Concludo con un appello per i nostri deputati, senatori e ministri. Ragionate con una visione di insieme e di lungo termine, che liberi il sistema dalle incrostazioni corporative del passato, anche a costo di commettere qualche “ingiustizia” nei confronti dei diritti acquisiti. L’istruzione è un bene troppo prezioso per lasciarlo nelle mani dei sindacati. Vi scongiuro, quando busseranno alla vostra porta per chiedere un’audizione, tenete la barra diritta e mandateli via. Fatelo per i ragazzi e anche per noi insegnanti…. precari.

Marco Bollettino

I temi della Maturità 2013.

19 Giugno 2013.
655fac2f87eeef82a7daaf25497afd37-519--330x185Si è svolta oggi la prima prova di maturità per migliaia di studenti di tutta Italia, consistente nel tema. Quest’anno è giunto il plico telematico, le 4 tipologie, e relative tracce e documenti, sono arrivate per via telematica grazie a un codice di sblocco con la protezione di due password, insomma niente più consegna del plico cartaceo da parte dei Carabinieri, ma stampa in tempo reale di un plico fornito in formato digitale.
Nei giorni scorsi, come tutti gli anni, il web si era riempito di possibili tracce, il toto-tema ha contagiato tutti, dai blogger ai giornalisti agli utenti dei Social Network che si sono sfidati a suon di titoli sia per le tracce realmente possibili sia per quelle relative al fantatema, le battute e le possibilità si sono susseguite in un vorticare di nomi dei più favoriti per l’analisi del testo: Ungaretti, Quasimodo e Pirandello. Tra le altre tracce i pronostici indicavano la crisi economica, lo sviluppo sostenibile, il cammino di integrazione europea, il 30esimo anniversario dalla nascita di Internet e la condizione della donna.

Il Ministero, però, con la scelta delle tracce stupisce sempre. Ecco che stamattina quando sono state scoperte le tracce della maturità sono iniziate le prime espressioni di perplessità. Vediamo insieme tutte le tipologie che hanno dovuto affrontare questa mattina i maturandi:

infinito-viaggiareTipologia A, Analisi del testo.
A dispetto delle previsioni è uscito un estratto de “L’infinito viaggiare” di Claudio Magris, studioso della cultura mitteleuropea. Traccia che ha lasciato i più insoddisfatti, professori compresi che l’hanno giudicata come totalmente scollegata anche dal programma svolto durante l’anno. La maggior parte degli studenti, poi, si è trovata a dover rispondere a una domanda ancora più fondamentale: CHI è Magris? Tipologia A, bocciata.

Tipologia B, Saggio breve/Articolo di giornale.
Come sempre è questa tipologia di tema a raccogliere più consensi. Pur se tracce considerate difficili dai candidati, la maggior parte di loro ha scelto ha scelto proprio questa tipologia per scrivere l’elaborato di prima prova. Vediamoli ambito per ambito:
-AMBITO ARTISTICO-LETTERARIO – L’individuo e la società di massa.
s-BRAIN-large-AMBITO SCIENTIFICO – “La ricerca deve scommettere sul cervello”. Negli allegati c’è il riferimento al progetto ’Brain’ illustrato dal presidente degli Usa, Barack Obama.
-AMBITO SOCIO-ECONOMICO – Stato, mercato e democrazia: testi a supporto di vari autori tra i quali Krugman e Zingales.
-AMBITO STORICO-POLITICO – La traccia dedicata ha come riferimento alcuni tra i fatti di storia più rilevanti del `900: dall’omicidio del duca Ferdinando nel 1914 a Sarajevo a quello di Giacomo Matteotti nel 1924, alla morte di J.F. Kennedy a Dallas nel ´63 fino al rapimento ed esecuzione di Aldo Moro nel ’78.

Tipologia C, Tema di argomento storico.
I Paesi emergenti con un enorme potenziale di sviluppo economico (Brics).

Tipologia D, Tema di carattere generale.
“La rete della vita” , partendo da un estratto di un testo di Fritjof Capra.

Tracce considerate difficili, ma non proprio impossibili, a parte Magris considerato dai più inavvicinabile causa assoluta non conoscenza dell’argomento. Molte critiche mosse ai due temi letterari che sono apparsi troppo scollegati sia dai programmi svolti durante l’anno sia da una possibile rilettura in chiave di attualità.

Domani di nuovo tutti ai propri posti con la seconda prova ministeriale uguale per tutte le scuole dello stesso indirizzo: matematica allo scientifico, lingua straniera al linguistico, latino al classico, al pedagogico pedagogia, all’artistico disegno geometrico, prospettiva, architettura. Negli istituti tecnici e professionali materie che caratterizzano l’indirizzo specifico e hanno una dimensione tecnico-pratico-laboratoriale. Ecco quelle per alcuni indirizzi: Economia aziendale per gli Istituti tecnico commerciali (ragionieri); Tecnologia delle costruzioni per gli Istituti tecnici per geometri; Lingua straniera per gli Istituti tecnici per il turismo; Alimenti e alimentazione per gli Istituti professionali per i servizi alberghieri e della ristorazione; Psicologia generale e applicata per gli Istituti professionali per i servizi sociali; Macchine a fluido per gli Istituti professionali per Tecnico delle industrie meccaniche. Nel settore artistico (licei e istituti d’arte) la materia oggetto di seconda prova ha carattere progettuale e laboratoriale (architettura, ceramica, mosaico, marmo, oreficeria ecc.) e si svolge in tre giorni.

Veronica Sgobio

“Autisti seguiti e picchiati; a Milano cercano di intimidire Uber”.

Uber è una app. Quando serve un’auto, è sufficiente avviare l’applicazione e attivare la richiesta. Lo smartphone comunica attraverso il GPS la posizione dell’utente e il sistema smista la chiamata, segnalando le le auto libere più vicine. Una volta scelta la vettura (!), appare il volto del conducente con il numero di telefono. Prima di confermare la richiesta si può avere una stima del costo della corsa, addebitato su carta di credito direttamente dall’app e con ricevuta via mail. Il servizio è ottimo, gli autisti gentili, se il cliente è una signora, il conducente la accompagna fino al portone. A San Valentino c’erano mazzi di rose. Il costo non è esorbitante, poiché il tassametro parte quando il cliente è a bordo e non un minuto prima. Capita che la sera, a Milano, arrivi a costare quanto o meno di un taxi. Alla fine del viaggio, si può valutare la prestazione, inviando un feedback che verrà utilizzato con i successivi clienti.

Capirete bene quanto i tassisti abbiano preso bene la novità.

E come spesso capita in Italia, invece che richiedere meno regolamentazioni per riuscire a competere con i nuovi concorrenti, i tassisti chiedono che non venga data la possibilità ai concorrenti di lavorare.

Pare però che, aspettando decisioni da mamma città e papà Stato, gli autisti di Uber vengano intimiditi, seguiti e pestati. L’azienda denuncia: “I tassisti in particolare hanno iniziato a manifestare il loro disappunto non troppo civilmente. Gruppi di persone hanno assalito con violenza gli autisti nostri partner e le loro macchine, con l’intento di intimidirli”, ma, cosa che se accertata è ben più grave “due agenti della polizia locale hanno seguito gli autisti che lavorano con Uber, fermandoli e sequestrando il loro libretto di circolazione, privandoli così della loro unica fonte di sostentamento”.

Ricapitolando, la stessa azienda afferma:

“Cosa è successo:

  • Un gruppo di tassisti ha deciso di intimidire gli autisti che lavorano con Uber
  • Sono seguiti assalti ai nostri partner e le loro macchine, con violenza.
  • Lo staff di Uber, è stato diffamato e aggredito verbalmente privatamente e pubblicamente.
  • La polizia locale ha seguito e intimidito gli autisti che lavorano con Uber.
  • La polizia ha rilasciato verbali di contestazione generici, superficiali e approssimativi.
  • E’ stata omesso dai verbali ogni tipo di dichiarazione da parte dell’autista.”

Uber ha deciso di combattere le ingiustizie tramite i social, e su Twitter ha lanciato l’hashtag #UberMilanoLove.

Si stanno anche raccogliendo le firme per una petizione da presentare al sindaco Pisapia, che in questo stesso istante ha la posta elettronica intasata da mail di concittadini che chiedono di fermare le ingiustizie nei confronti di Uber.

Visto che, se sopravviverà all’esperienza milanese, dal prossimo anno l’app potrebbe arrivare anche a Torino, noi sabaudi si potrebbe dare una mano alla causa.

Per leggere ed eventualmente firmare la petizione, cliccate qui.

AGGIORNAMENTO:

La lettrice A.T. ci indica che sempre su Change è partita una contro-petizione, che potete raggiungere cliccando qui. 

In seguito a numerose accuse e insulti, chiariamo che esiste una differenza importante tra il dire qualcosa e il citare qualcuno. I commenti educati vengono tutti pubblicati, contando che questo è un blog non mangio passando il tempo a rispondere (quindi se siete stati educati e non vedete il vostro commento non ancora pubblicato, evitate di insultare, tanto non pubblico gli insulti).

Vittorio Nigrelli

Penati prescritto.

E’ scattata la prescrizione per Filippo Penati, accusato di aver accettato una presunta mazzetta da 2 milioni di euro dal costruttore Pasini in cambio di favori legati all’ex area Falk di Sesto San Giovanni. Pare che il Pd sia salvo dunque, poiché non pochi devono aver tremato quando qualche giorno fa Penati aveva affermato, criticando il fatto che i Ds si fossero costituiti parte civile contro di lui: “Forse a qualcuno farebbe comodo non celebrare alcun processo sulle aree Falk di Sesto”.

Un’Ansa di qualche giorno fa però diceva: “Filippo Penati ricorrerà in Cassazione se il Tribunale dovesse confermare la prescrizione per i reati di concussione in ordine alle riqualificazioni delle aree Falck e Marelli di Sesto San Giovanni. Assente in aula e rappresentato dai legali Matteo Calori e Paolo Vivian, l’ex presidente della Provincia di Milano, accusato di corruzione, concussione e finanziamento illecito, valutera’ l’ipotesi di ricorrere in Cassazione se il Tribunale di Monza confermerà la prescrizione di alcuni reati.”

Vittorio Nigrelli