Diritto allo studio non significa posto fisso per tutti i precari

Dal blog Ateniesi, un chiarissimo articolo dell’insegnante (precario) Marco Bollettino.

«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.»

Art. 34 Costituzione Italiana

«Ognuno ha diritto ad un’istruzione. L’istruzione dovrebbe essere gratuita, almeno a livelli elementari e fondamentali. L’istruzione elementare dovrebbe essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale, dovrebbero essere generalmente fruibili, così come pure un’istruzione superiore dovrebbe essere accessibile sulle basi del merito.»

Art.26 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

 

Metto in testa a un articolo che parlerà di insegnanti due definizioni di “diritto allo studio” per rendere chiara una cosa: la scuola è fatta per offrire un’istruzione di base a tutti e permettere ai capaci e ai meritevoli di raggiungere i gradi più alti degli studi, non per garantire un posto fisso agli insegnanti.

Perché il diritto allo studio degli studenti sia pienamente soddisfatto non è sufficiente destinare loro assegni e borse che coprano i costi del loro percorso di studi. Bisogna anche che questo percorso sia di qualità e, perché ciò avvenga, è necessario che anche i loro insegnanti siano selezionati con criteri di capacità e di merito.

Se avete avuto la pazienza di seguire i miei articoli precedenti su come vengono immessi in ruolo gli insegnanti e assegnate le supplenze sui posti vacanti, vi sarete accorti che in Italia si segue un altro criterio. Come ha scritto Anna Fedeli, segretaria nazionale Flc-Cgil «l’unico criterio di merito che va valutato è l’anzianità di servizio, l’esperienza sul campo. Introducendo un criterio diverso si sarebbero discriminati i docenti con una maggiore anzianità, a cui secondo noi va invece data la precedenza».

Anzianità dunque e non merito, sia come strumento di selezione dei docenti sia come metro per stabilirne il salario. Dobbiamo forse stupirci se i nostri ragazzi hanno pessimi risultati in tutti i test internazionali? Eppure non dovrebbe essere troppo difficile selezionare i docenti più bravi e qualificati (e magari espellere dal sistema quelli che lavorano poco e male) in un mercato che vede decine (se non centinaia) di migliaia di precari che aspirano a essere “stabilizzati” e un numero decisamente inferiore di posti ragionevolmente disponibili. Se questo non è avvenuto, e anzi la situazione è peggiorata, è perché in questi anni si è proceduto nel modo seguente:

Il ministero ha seguito una politica ambigua e tentennante. Nel campo della formazione dei futuri docenti ha dapprima avviato percorsi di formazione molto selettivi e costosi (i Tfa) e poi li ha fatti seguire da una sanatoria globale (Pas). Nel campo del reclutamento, analogamente, si è dapprima promesso l’istituzione di concorsi a cadenza regolare e poi si è fatto dietro front dopo il fallimento organizzativo del primo. I sindacati hanno invece sposato la linea del “tutti insieme appassionatamente in coda,” contestando i concorsi e chiedendo al ministero un irrealistico piano di stabilizzazione di tutti i precari della scuola.

Una situazione del genere, in cui alla politica ambigua del governo fa da contraltare una visione miope e poco ragionevole dei sindacati, a farne le spese sono sia gli insegnanti precari (soprattutto i più giovani), sia gli studenti. I primi vengono illusi, come scrive Pietro Ichino, che «prima o poi verrà anche il loro turno» e sono quindi spinti ad attendere un posto fisso nel settore pubblico, che forse non arriverà mai. Ma nel farlo rinunciano a cercare lavoro altrove, proprio quando sono ancora abbastanza giovani per riqualificarsi.

I secondi, invece, si trovano con un corpo docente selezionato sulla base non del merito ma di un criterio di anzianità di servizio: più hai lavorato in passato, più lavorerai in futuro. Certamente, sia tra i docenti, sia tra gli studenti, le eccellenze non mancheranno. Ma saranno eccellenze che si affermano nonostante il sistema, non grazie ad esso. E noi vogliamo, anzi pretendiamo, un sistema scolastico che generi eccellenze, non che le ostacoli.

Concludo con un appello per i nostri deputati, senatori e ministri. Ragionate con una visione di insieme e di lungo termine, che liberi il sistema dalle incrostazioni corporative del passato, anche a costo di commettere qualche “ingiustizia” nei confronti dei diritti acquisiti. L’istruzione è un bene troppo prezioso per lasciarlo nelle mani dei sindacati. Vi scongiuro, quando busseranno alla vostra porta per chiedere un’audizione, tenete la barra diritta e mandateli via. Fatelo per i ragazzi e anche per noi insegnanti…. precari.

Marco Bollettino

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