Il MoVimento si è già spaccato. Ecco le reazioni dei senatori alla scomunica di Grillo.

Il fronte grillino ha cominciato a incrinarsi.

La forza che ha raccolto il 25% dei voti si sta sfaldando davanti ai primi, banali problemi.

La prima a mollare è la Giovanna Mangili eletta al Senato in Lombardia.

La senatrice ha parlato di “motivi personali”. Tuttavia sarebbe stato più corretto “motivi familiari”. Infatti, molti grillini non hanno mandato giù il fatto che suo marito, Walter Mio, fosse consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Cesano Maderno (Monza).

Un’inezia, direte voi. Vero, ma all’interno del MoVimento si è parlato da subito di “parentopoli”. La Mangili era stata scelta per essere candidata dopo aver raccolto la bellezza di 231 voti durante le parlamentarie. Pazienza, facciamo un politico R.I.P. e andiamo avanti.

Senatrice Mangili

I prossimi a cadere saranno i senatori che hanno votato Pietro Grasso.

Il piano pentastellato era di consegnare tutti scheda bianca, ma è chiaro che qualcuno dei grillini non ha rispettato la decisione della maggioranza. “Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo  –  ha tuonato Grillo – ha mentito agli elettori e spero ne tragga le dovute conseguenze.” Una maniera insolitamente politically correct per chiedere le dimissioni.

Proprietario del simbolo

Il primo ad autodenunciarsi (se un’azione esplicitamente permessa dalla Costituzione può essere motivo di autodenuncia) è Giuseppe Vacciano, che ha scritto un breve post per spiegare le proprie ragioni.Ecco un estratto:

 “Se si cercano i colpevoli di “alto tradimento ai principi del M5S”, ecco, uno l’avete trovato. […] Non ho la pretesa di essere “compreso” o “avallato”. È vostro diritto considerare la mia scelta un errore e una violazione del codice di comportamento (certamente non mi trincererò dietro l’articolo 67 della costituzione) come era mio quella di farla, vi chiedo la cortesia di mantenere un atteggiamento civile nei commenti, se intenderete farne”.

Senatore Vacciano

Il MoVimento su questa decisione non è per nulla compatto. L’idea di Grillo è chiarissima, le dimissioni sono richieste e in caso contrario c’è l’espulsione, ma su Facebook è già nata la pagina “Non Toccate Giuseppe Vacciano“, dove arrivano messaggi di solidarietà al parlamentare

Non solo la base, ma anche i senatori hanno reagito in diversi modi alla scomunica del capo.

Vito Crimi, capogruppo del M5S, ha detto “Il gruppo è uscito all’unanimità con un’unica speranza: la non rielezione di Schifani […] In questa linea la quasi totalità ha proseguito nel voto bianca, qualcuno non ha votato, qualcuno Orellana, qualcuno ha agito in coscienza”.

Vito Crimi

Lo stesso candidato Luis Orellana ha rincarato la dose: “Non siamo telecomandati. Ognuno di noi ha una propria sensibilità. Segue la propria coscienza. E certamente Pietro Grasso non faceva, e non fa, parte del vecchio apparato”.

Luis Orellana

La senatrice Paola Nugnes si lamenta: “Grillo nel suo blog ha fatto un invito a chi ha votato Grasso a dichiararlo. Forse è contestabile poiché il voto è segreto e la sua segretezza è sinonimo di democrazia e di libertà. Libertà da pressioni e da condizionamenti esterni”.

Paola Nugnes

Il senatore Francesco Molinari invece non si è difeso e non ha mantenuto toni pacati, ma è passato all’attacco dichiarando “Meno reazioni isteriche e più fiducia!” e “studiare le differenze fra cariche istituzionali e ruoli politici non farebbe male”.

 

Il parlamento durerà poco, questo lo sappiamo tutti.

La domanda però è: “I pentastellati dureranno di più?”

Vittorio Nigrelli

 

 

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