Prevedere l’anno della propria morte (naturale). Secondo alcuni scienziati della Utah University si può.

L’autore di bestseller, archeologo, medico, industriale e regista Glenn Cooper è diventato famoso grazie a una libro intitolato “La biblioteca dei morti”, in cui si narra la storia di una raccolta di libri in cui sono riportate le date di nascita e di morte di tutti gli esseri umani fino al 2027. Durante il giorno indicato dal libro corrispondente all’anno, mettiamo il 2010, il personaggio schiatta, che la causa sia un colpo di pistola, un incendio o un hot dog andato di traverso. E soprattutto, prima di quel giorno non può morire, anche se si lancia da una rupe o gli sparano in testa; al massimo va in coma.

Alcuni scienziati americani stanno cercando di fare qualcosa di simile, cercando di prevedere la data, o meglio, l’anno, di morte.

Come?

I telomeri sono le regioni terminali dei cromosomi. Funzionano un po’ come degli involucri di plastica, che impediscono la perdita di informazioni.

La loro lunghezza influenza le aspettative di vita di una persona (se muore per cause naturali). Se si riuscisse ad arrestare il processo, secondo il Dr. Richard Cawthon (Utah University), le aspettative aumenterebbero di 10, forse 30 anni.

Dr. Richard Cawthon

Le cause dell’invecchiamento sono molte, ma proviamo a riassumere prendendo come esempio la differenza di aspettativa di vita tra un uomo di 60 anni e uno di 68 (le possibilità di morire raddoppiano). Come sono statisticamente ripartite le cause di questa differenza?

I dati sono tratti dagli articoli scientifici del Dr. Cawthon.

  1. Età: sebbene l’intuizione ci dica che chi è più vecchio ha più probabilità di morire, l’età anagrafica influisce sulle possibilità di morte naturale per circa il 6%.
  2.  I telomeri influiscono per il 4%.
  3. Il sesso incide (come è noto le donne vivono più a lungo), non riportiamo la cifra perché negli articoli scientifici non è indicata.

Questi fattori combinati costituiscono il 37% di possibilità, ma a cosa è dovuto il restante 63%?

  1. Stress ossidativo, ovvero il contatto delle cellule con agenti ossidanti. Gli scienziati hanno provato a sottoporre alcuni vermi a un esperimento in cui venivano utilizzati degli agenti che neutralizzano gli ossidanti: i vermi sono vissuti più a lungo del 44%.
  2. Glicazione, ovvero l’assunzione di zuccheri che si legano a proteine e lipidi facendoli funzionare peggio.

Gli scienziati sono convinti che l’aspettativa di vita continuerà ad aumentare, anche se molti credono che si arresterà intorno ai 90 anni. Alcuni pensano che si possa andare molto più avanti.

Cawthon è ancora più ottimista “se tutte le cause dell’invecchiamento vengono bloccate non vedo perché l’aspettativa non possa essere anche di 1000 anni”.

L’incubo di chi si occupa di sistemi pensionistici e dei proprietari delle pompe funebri.

Vittorio Nigrelli

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