Predatori di tesori.

Dal Peru alla Bolivia.

Nel 2010 la mummia di un bambino di circa due anni, un corpicino lungo poco più di trenta centimetri, venne recuperata dalle autorità della Bolivia mentre una trafficante cercava di portarla fuori dal paese, diretto forse in Francia.
Il sesso della mummia non è ancora stato scoperto, mentre è provata la non autenticità di una delle due gambe (che gli esperti pensano appartenere ad un altro bambino) e di alcune parti del telo di lino che la avvolge.
La mummia viene fatta risalire dagli archeologi a 700 anni fa e, secondo numerose ipotesi, il bambino sarebbe appartenuto ad una civiltà precedente agli Inca, vissuta lungo le coste del Peru.
Il ministro della cultura della Bolivia, Pablo Groux, e il ministro degli Esteri peruviano, Luis Peirano, si sono incontrati ufficialmente: la mummia adesso è tornata al suo luogo di origine, ed è stato firmato un accordo di cooperazione per far fronte al contrabbando di opere d’arte e beni archeologici, dal momento che negli ultimi anni sono pericolosamente aumentati sia il traffico di resti umani sia quello delle reliquie della civiltà Inca, di cui il Peru rappresenta il cuore.

Carlotta Prandi

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