L’ora di morale laica, un’ora di religione di Stato?

Un’ora di morale laica è la proposta del Ministro dell’Istruzione Francese Vincent Peillon. Un’ora di etica perché “la capacità di riflettere, di criticare, di mettere in dubbio, questo è quello che si deve imparare a scuola”.

Sorge il dubbio: ma non è per sviluppare proprio queste capacità che si dovrebbe evitare l’indottrinamento dei ragazzi da parte dello Stato?

Il filosofo Henri Pena Ruiz rassicura “Peillon, da filosofo, sicuramente si preoccupa della libertà di coscienza. Non si deve sostituire un catechismo clericale con uno repubblicano”. (l’intera intervista, in francese, la trovi qui).

Ma cos’ha detto lo stesso Peillon?

Rispondendo alla domanda “Che cosa intende per morale laica?” il ministro ha dato fondamento ai nostri timori.

“La morale laica è comprendere ciò che è giusto, distinguere il bene dal male, quali sono i diritti e i doveri, le virtù e soprattutto i valori. Auspico per la scuola francese un corso che inculcherà negli allievi nozioni di morale universale, fondata su idee di umanità e sulla ragione. […] Il nuovo corso francese deve essere materiale ma anche intellettuale e morale.”

Quindi un professore, non si sa ancora proveniente da quale disciplina o ambito accademico, dovrà spiegare ciò che è giusto. E insegnare quello che è sbagliato.

Lo spiegherà in base a un programma del ministero o potrà apportare modifiche a piacimento?

Questa è un’ora di religione di Stato a tutti gli effetti, una proposta che comprensibilmente ai socialisti di governo piace molto.

Vorremmo porre qualche domanda:

Sarà data la possibilità di scegliere la cosiddetta ora di “alternativa”?

E’ compito della scuola impartire lezioni di morale?

Ripetiamo la domanda più importante: a quali eminenti professori sarà affidato il delicatissimo incarico che, se mal svolto, distruggerà le capacità critiche di più di una generazione?

Norberto Bobbio ha scritto in “Politica e Cultura”: “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. Di certezze- rivestite della fastosità del mito o edificate con la pietra dura del dogma- sono piene, rigurgitanti, le cronache della pseudo-cultura degli improvvisatori, dei dilettanti, dei propagandisti interessati. Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva”.

E cosa saranno se non “oracoli” i futuri insegnanti di morale?

Speriamo solo che ai nostri ministri non vengano strane idee.

Vittorio Nigrelli

 

Per chi volesse approfondire l’argomento, vi anche l’articolo di Carlo Lottieri pubblicato oggi (6 settembre) che trovate qui.

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