Scuola di Liberalismo 2014

Ricevo e gentilmente ripubblico questo annuncio inviato dal sottoscritto.

Invito i lettori di TheTweeter, soprattutto gli universitari, a partecipare a questo evento che richiama professori da tutta Italia.

 

Scuola di Liberalismo 2014

Il corso di formazione politica ed economica della Fondazione Einaudi

Scuola di Liberalismo

25 febbraio dalle 17.00 alle 19.00

Centro Einaudi, Torino

Via Ponza 4/e

Il corso di formazione politica ed economica organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi e dal Centro Einaudi è diviso in 15 lezioni, che si terranno ogni martedì e venerdì, dalle 17.00 alle 19.00, a partire dal 25 febbraio fino all’11 aprile.

I partecipanti under 30 avranno la possibilità, al termine del corso, di partecipare a un concorso con in palio tre borse premio da 750, 500 e 250 euro. I migliori studenti inoltre verranno segnalati allo IES (Institute of Economic Studies) di Parigi per partecipare ai loro seminari gratuiti.

Gli incontri sono dedicati ad autori classici del pensiero liberale (Mises, Hayek, Constant) e temi di grande attualità (OGM, valore legale del titolo di studio, Bitcoin).

Contribuiscono alla realizzazione dell’evento il Centro Pannunzio e l’associazione Ora Libera(le).

Professori e professionisti provenienti da tutta Italia sono stati invitati per tenere le lezioni: Marco Bassani, Giampietro Berti, Marco Bollettino, Riccardo Cappello, Riccardo De Caria, Stefano De Luca, Andrea Favaro, Giorgio Fidenato, Paolo Heritier, Nicola Iannello, Carlo Lottieri, Beatrice Magni, Mauro Tosco, Alessandro Vitale e Giacomo Zucco.

Costo: 30 euro.

Info e iscrizioni: Vittorio Nigrelli

Ora Libera(le)

vittorio.nigrelli@gmail.com

Annunci

Buon Capodanno da TheTweeter, ecco i numeri del 2013.

Mamma WordPress ci regala il report annuale, e quindi sappiamo di dover ringraziare i 125.000 (75.000 su WordPress + 50.000 su Paperblog) visitatori da 107 paesi diversi che hanno scelto di fare “clic”. Buon Capodanno dalla redazione.

Click here to see the complete report.

 

Elogio del picchettaro.

Si sveglia la mattina, si veste, prepara i panini ed esce di casa. Il suo è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. Per la sua famiglia, per tutti, per la gente, come il tipo della pubblicità della Conad.

Deve fermare Letta, Monti, ma anche l’Euro, l’Europa, il Bildelberg di cui fa parte Letta, la speculazione finanziaria che ci sta uccidendo, i cinesi che rubano i posti di lavoro, il MUOS, gli ambulanti abusivi, gli abusivi, i non abusivi, il neoliberismo selvaggio, i raccomandati, i derivati, la dittatura del mercato, le privatizzazioni, l’Imu, la tares, la tarsu, la tirsu, la disoccupazione dilangante, l’Ilva, l’evasione, i francesi che comprano Alitalia, l’olandese che compra l’isola di Budelli, gli spagnoli che comprano Telecom; deve mandare a casa tutti, tanto sono tutti ugualmente ladri; a casa anche Renzo Piano, perché il grattacielo del San Paolo è una cacata. 

Per fermare tutto ciò, per cambiare il mondo e renderlo un posto migliore, questo eroe contemporaneo, privo di denaro e mezzi, e tuttavia dotato di raro senso d’abnegazione, ha un solo modo: bloccare te.

Sì, te, inutile lettore che i questi giorni sei stato fermato all’incrocio da un picchetto o forse due, tu che fai finta di niente; tu che dici “voglio andare a casa, voglio andare al lavoro, voglio andare all’università a dare un esame”, e magari ti sei pure lamentato. Ingrato!

Ti sembra il modo di ringraziare chi ti sta salvando desiderare che qualcuno investa un picchettaro?

Non capisci che lo sta facendo per te? Che se in fondo stai fermo per un paio d’ore almeno gli fai compagnia, guarda che lui è lì dalle 5.30 al freddo per te. Starà congelando, perché non gli offri un posto nella tua macchina riscaldata che avrai ottenuto evadendo.

Vuoi andare al lavoro? Vergognati! Lui l’ha perso, magari se arrivi in ritardo licenziano pure te, così scopri cosa prova, poveretto. 

E non provare a domandare: “in che modo bloccare me manderà a casa Letta?” La connessione è chiarissima, se non la capisci vuol dire che fai finta di non capirla perché l’ha capita pure lui e non c’è bisogno di ripeterla.

E non provare a scrivere su Facebook “i picchettari sono la peggior specie di manifestante esistente, la più disgustosa forma di protesta, perché colpiscono chi è innocente e limitano la libertà di chi del tutto legittimamente non aderisce a una manifestazione”. Non è vero, tu non sei innocente, li hai votati (pure lui, ma chissenefrega, adesso ci ha ripensato e poi mica può fare picchetto contro se stesso a letto). 

E non provare a dire “se lo fai per me grazie mille, eh, ci mancherebbe, però va bene così, non ti disturbare”. Tu non sai cos’è meglio per te. 

Quindi, nei prossimi giorni, quando qualcuno ti si parerà davanti e ti dirà “di qua non si passa, devi tornare indietro”, non tentare di metterlo sotto, non pensarci neanche; non insultarlo, non odiarlo.

Ammiralo, amalo, osannalo, perché ti sta bloccando per te.

Ringrazialo, abbraccialo e dagli una fetta di culo, così almeno mette qualche proteina nel panino; perché c’è crisi e il picchettaro ha fame, maledetto neoliberismo selvaggio.

Vittorio Nigrelli

Foto delle proteste di ieri

Per voi una gallery di foto, in parte provenienti da twitter, in parte scattate dal sottoscritto che ieri seguiva la manifestazione.

Vittorio Nigrelli

Forconi a Torino: picchettaro viene investito in corso Re Umberto (foto)

È successo poco fa, all’incrocio tra Corso Re Umberto e Corso Vittorio Emanuele II.

Un centinaio di manifestanti stavano impedendo il passaggio delle autovetture in ogni senso di marcia, costringendo gli autisti a fare marcia indietro e i pullman a stare fermi in attesa.
Mentre ero lì ho colto un dialogo tra una signora in macchina e un manifestante. “Voi non capite che lo stiamo facendo per voi” “io voglio andare a casa” “scenda e venga con noi” “io voglio andare a casa” “lei sta lì al caldo, ha un lavoro, io sono disoccupato, è dalle 5.00 che sono in giro” “io voglio andare a casa!!!”
Sono le 11.30, quando dopo aver fatto qualche foto sto per andare via, succede il peggio. Si sente una macchina accelerare. Un uomo grida “ehi stronzo!”. Un tonfo duro, carne e ossa contro metallo, supera tutti gli altri suoni. Mi giro. Un uomo è a terra, alcune persone lo soccorrono. La macchina, un’utilitaria bianca, è ferma in mezzo all’incrocio.

Arrivava da Corso Vittorio, diretta a Porta Nuova. Una ventina di persone si lanciano contro di essa, battono i pugni con i vetri, tirano fuori l’autista. Grazie a un signore che usa una bandiera tricolore come mantello prevale il buonsenso, e l’uomo non viene pestato, ma “solo” circondato e bloccato. Si aspetta l’ambulanza. Nel frattempo, sempre su Corso Vittorio, ma dall’altro senso di marcia, una Ypsilon nera tenta di forzare il blocco. Un drappello di persone gli si para davanti. La macchina avanza. Urla, la gente comincia a pestare sul finestrino, l’autista si ferma. Un ragazzino scatena l’ilarità aprendo il portellone posteriore dell’auto. “Devi tornare indietro” gridano. L’autista scende, chiude il portellone, a fatica rientra in macchina. Riaprono il portellone. Altre risa. Qualcuno più intelligente lo richiude. In quel momento arriva a sirene spiegate l’ambulanza.

Approfittando della confusione, l’autista della Ypsilon ingrana la retro e poi la prima, dribbla i manifestanti che tentano di bloccarlo e guadagna la via di fuga, corso Re Umberto. Un uomo vestito di verde grida “avete preso la targa di quel pezzo di merda? Perché io uno così lo sparo”.
L’ambulanza carica il ferito, in pochi minuti le macchine possono di nuovo passare. Il governo è ancora lì; invece il 63 può riprendere la sua corsa, per la gioia dei vecchietti che vi sono stoicamente rimasti sopra per quasi un’ora.

Vittorio Nigrelli

Errata corrige: precedentemente avevo scritto che l’auto nera era una Delta, mentre mi è stato fatto notare che è una Ypsilon. Mi scuso con i lettori per l’errore.

Vittorio Nigrelli

Neofascisti e nuovi fascisti. Scontri fra studenti in quel di Palazzo Nuovo.

Ecco, in tutto il suo splendore, Palazzo Nuovo, enorme brufolo sulla faccia altrimenti graziosa di Torino.

Ieri a Palazzo Nuovo, sede della Facoltà di Lettere e Filosofia di Torino, è andata in scena una rievocazione storica. Tema dell’evento: il ’68.

Alcuni ragazzi del Fuan, gruppo studentesco di estrema destra, si sono piazzati nell’atrio dell’edificio per fare volantinaggio. Gli Studenti Indipendenti, avversari politici del Fuan, sono andati a spiegare ai “neofascisti” che “la loro presenza non è gradita”.

Dal sito “Infoaut”, che riporta il punto di vista degli Indipendenti:

“Gli studenti e le studentesse hanno invitato l’organizzazione di estrema destra ad andarsene.”

“Centinaia di studenti e studentesse antifasciste che poco a poco sono accorse per contrastare la presenza puzzolente dei fascisti che ancora cercano spazi di agibilità all’interno dell’università.”

Repubblica, la stessa testata che solitamente in occasione delle manifestazioni descrive in maniera benevola i ragazzi, scrive:

 “(I ragazzi del Fuan) sono venuti a contatto con quelli del Collettivo universitario autonomo e di Studenti indipendenti con calci, spintoni, lancio di uova”

E’ questo il significato di “invitati a uscire”?

Sempre Repubblica:

“Gli agenti della Digos hanno tentato invano di separare i due gruppi e hanno immediatamente dato l’allarme: è accorso in forze il Reparto mobile che, in tenuta antisommossa, ha caricato gli studenti del “presidio antifascista” e ha fermato un manifestante, separando i due schieramenti, che hanno continuato a fronteggiarsi prima all’interno dell’università e poi fuori.”

Qui non voglio occuparmi della dinamica dello scontro fra poliziotti e studenti, chi abbia cominciato, chi abbia provocato chi e simili. I racconti si contraddicono fra loro, la gente è confusa, magari era dietro e non vedeva bene, oppure era troppo davanti, impegnata a schivare i manganelli. Basti sapere che la giornata si è conclusa con l’arresto di una studentessa (“una compagna arrestata”, titola Infoaut) e con il fermo momentaneo di un ragazzo spagnolo.

Quello che mi interessa di più è l’inizio. Studenti di un particolare gruppo politico entrano nell’università per fare volantinaggio e altri studenti si muovono per impedirlo, per cacciarli. Illegalmente, perché l’università è di tutti, e tutti hanno il diritto di esprimere le proprie idee, persino i fascisti (e i comunisti, che ogni giorno vendono Lotta Comunista nell’atrio).

Perché gli Studenti Indipendenti volevano impedire ai neofascisti di volantinare?

Un amico che era presente mi scrive, descrivendo la giornata:

Mattinata di scontri duri ma li abbiamo cacciati via.

Il solito volantinare propaganda da fasci. Legale giuridicamente ma immorale da un punto di vista etico.

È una questione morale. La violenza è sbagliata, ma è giusto che dei fascisti mascherati da collettivo universitario facciano propaganda nell’università pubblica?

Infatti è una prova di forza, legalmente non riconosciuta nè ammissibile. Fa tristezza perché non si dovrebbe arrivare a tanto, ma diventa una questione di valori personali.

Studente: una persona che crede che le proprie idee siano così fighe che andrebbero rese obbligatorie. Una persona che spesso ritiene che i propri valori siano molto più importanti di cazzate come la libertà di espressione e il rispetto delle minoranze.

Ieri a Palazzo Nuovo si sono scontrati i neofascisti del Fuan e i nuovi fascisti, rappresentati dal gruppo politico studentesco maggioritario che vuole impedire al suo più odiato avversario di manifestare le proprie idee. Sanno di essere nella totale illegalità e e se ne fregano, tanto se la polizia arriva passa immediatamente dalla parte del torto perché è violenta e aggressiva.

“La violenza è sbagliata” ma se i gli avversari politici entrano nel “tuo territorio” (tuo da quando?) lo è un po’ meno.

L’altra punto interessante è quello citato da Infoaut: “centinaia di antifascisti e antifasciste accorsi”. Come se il fatto di essere in tanti, di essere la maggioranza, determinasse chi ha torto e chi ha ragione, chi ha diritto di esprimersi e chi no. Fortunatamente il 50% +1 non basta per decidere cosa è legale, morale, giusto e cosa non lo è. E nemmeno il 75%, il 90%, il 99,9%. “Eravamo in tanti a volerli cacciare, eravamo la maggioranza” non è quindi una giustificazione, è una scusa.

“Non approvo che fascisti e comunisti possano volantinare, ma difenderò con la vita il loro diritto di farlo”, avrebbe detto Voltaire se fosse stato uno studente di Palazzo Nuovo.

La vita qui nell’atrio prosegue tranquilla, ma così, per sicurezza, vi consiglierei di ripassare le prime strofe dell’Internazionale. Casomai un giorno vi fermasse una squadra di “magliette rosse”.

Vittorio Nigrelli

La Napoleoni gioca a “taglia, cuci e traduci”. Ecco la storia.

Loretta Napoleoni nei guai con il Fatto. Almeno speriamo. Può infatti il giornale più manettaro e giustizialista d’Italia soprassedere quando uno dei suoi blogger fa taglia e cuci con un articolo americano (in altri paesi si chiama “plagio”), sbagliando pure a tradurre?

Riportiamo il post di Fabio Sabatini, ricercatore presso l’Università della Sapienza di Roma:

“Traduci (frettolosamente) e senza citarlo parti di un pezzo pubblicato su Bloomberg Businessweek segnalato da il Post (http://buswk.co/1bbfFOF), aggiungi due chiose sulla kasta… et voilà, ecco pronto il post di economia domenicale (http://bit.ly/IwhjE6). Essere economisti non è mai stato così facile!
Però sarebbe meglio prestare attenzione alla traduzione, sennò passaggi come “Price controls were lifted, government wages were capped, and the Polish currency, the zloty, was made convertible.” rischiano di riempirsi di refusi: “I calmieri su pressi sono stati aboliti, i salari statali controllati, e lo Zloty, la moneta nazionale, è stato convertito sul mercato dei cambi.”

Che abbia usato Google Translate? Eppure la blogger scrive di aver tenuto conferenze in tutto il mondo (e immaginiamo, ma potremmo sbagliarci, che tali conferenze non fossero in bergamasco), quindi tradurre un pezzo dall’inglese non dovrebbe essere un’impresa così ardua per lei. Oppure l’autrice di “Democrazia Vendesi”, faro di conoscenza dei grillini, ha solo preso ispirazione, e nei punti in cui la visione del vero autore dell’articolo, Stephan Faris, divergeva dalla sua, ha deciso di ritoccare, migliorare, abbellire. Un po’ come facevo io quando, in quarta ginnasio, alle 8 del mattino, “scoprivo” che vi era una versione di compito. Un modo straordinario per imparare a scrivere velocemente, ma non certo per imparare a tradurre il greco.

Aspettiamo di scoprire se il Fatto si rivelerà ipocrita tanto quanto Repubblica, al centro di una vicenda simile qualche tempo fa. Inutile ripetere frasi come “in altri paesi avrebbero già [inserire misura drastica a caso]”. Al Fatto lo sanno, lo scrivevano quasi quotidianamente negli articoli su Berlusconi.

Noi nel frattempo preferiamo ricordarla così

Vittorio Nigrelli

Ps: grazie al Prof. Bisin senza il quale non saremmo venuti a conoscenza del fatto.

AGGIORNAMENTO: sul Fatto hanno aggiunto il link della fonte. Magari gli editori in America fanno così.